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Non ti pago

Recentemente sono stato a Roma ed ho avuto l’opportunità di visitare il Cimitero Monumentale Verano. Tra i vari personaggi della cultura seppelliti in questo luogo, c’è anche la cappella di Eduardo De Filippo.

Una cappella elegante e contemporaneamente minimalista, senza nessun fronzolo inutile e rispettosa della morte.

Assomiglia molto al suo modo di scrivere e d’interpretare, lucido ed enigmatico, come le sue commedie di maggior successo: ” Le voci di dentro”, ” Questi fantasmi”.

Altre opere teatrali di Eduardo riflettono invece la tipica vita partenopea, contraddistinte dalle caratteristiche della Napoli dell’immaginario collettivo: gioco del lotto, ruolo del pater familias, scaramanzia e molte altre.

Questo è il caso di “Non ti pago” opera teatrale del 1940.

Eppure in questa commedia così pittoresca e vesuviana, emerge un’analisi profonda dell’animo umano, quando si relaziona con gli altri. Una persona ti è chimicamente simpatica o antipatica, immediatamente, dal primo approccio, dall’inizio. Questo succede al protagonista Ferdinando Quagliuolo, gestore di un botteghino del banco lotto, che è insofferente nei confronti del suo impiegato Mario Bertolini. Le ragioni sono semplici, perché il giovane è estremamente fortunato al gioco del lotto, a differenza di don Ferdinando, che investe tanti soldi settimanalmente, ma non vince nulla.

Ma quando Mario Bertolini prenderà una quaterna secca, regalatogli in sogno dal padre defunto di don Ferdinando, allora inizierà una guerra relazionale più profonda, che avrà sviluppi legali e nell’ambito familiare.

Infine sottolineiamo  l’ottima prova artistica di Carolina Rosi che interpreta la moglie di Ferdinando Quagliuolo.

Baldassarre Aufiero, aprile 2017 – © Mozzafiato

 

 

 

 

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