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In cerca di attenzioni

La mattina del 9 Settembre la Corea del Nord ha effettuato il quinto test nucleare della propria storia, il più potente in assoluto tra questi e uno dei più potenti di sempre: 10 kilotoni, quasi come l’esplosione che rase al suolo Hiroshima nel 1945.

Ovviamente questo ha scatenato una serie reazioni, di diversa misura, da parte prima degli Stati che degli equilibri mondiali si occupano in prima persona, ossia USA e Russia, e immediatamente dopo di quei Paesi che, invece, sono preoccupati per la propria incolumità, come la Corea del Sud, il Giappone e la Cina, colpiti tra l’altro da un terremoto di 5.3 gradi della scala Richter proprio come conseguenza dell’ultimo test.

La Corea del Nord di Kim Jong-Un vuole diventare una potenza militare, questo è ormai assodato, e lo è anche diventata dal momento che è entrata nella lista dei nove Stati in possesso di armi atomiche, ma è questo il fine ultimo del dittatore? In realtà, secondo gli esperti di politica internazionale, l’intento di Kim Jong-Un sarebbe quello di “sedersi al tavolo”, ovvero rappresentare un interlocutore credibile per gli Stati Uniti e tutte le altre potenze mondiali, cosa che fino a poco tempo fa, prima cioè di avere la bomba atomica, non si avvicinava nemmeno ad essere.

Con una certa intermittenza si susseguono, mese dopo mese, notizie (quanto attendibili è inverificabile visto che ben in pochi possono entrare ed uscire dalla Corea del Nord) delle atrocità del dittatore, che è sicuramente uno dei più terribili in circolazione.

C’è però da chiedersi se questi test, che stanno incutendo parecchio timore perché svolti appunto da una minaccia potenzialmente incontrollabile, non siano soltanto un tentativo di “gonfiarsi” del leader comunista, che cerca popolarità interna e rilevanza agli occhi degli altri Stati.

 

Francesco Manzi, settembre 2016 – © Mozzafiato

 

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