Manager on wheels
La ruota è storicamente l’invenzione che, come il fuoco, rende l’uomo delle caverne più vicino a noi e gli permette di spostarsi più agevolmente e scoprire il mondo. Chiunque sia stato, questo nostro antenato, doveva essere un tipo in gamba!
Arianna Versaci, aprile 2026 – © Mozzafiato
Marco abita ancora a Milano. Lo chiamo, ma nessuno risponde. Provo di nuovo, circa dieci minuti dopo, e stavolta a parlare è la segreteria telefonica. La terza volta ascolto un messaggio preregistrato, la quarta decido di lasciarne uno io. Marco mi risponde ore dopo, con un vocale. Milano gli ha succhiato via l’accento del sud, ma è sicuramente lui, con una voce entusiasta ma più sofisticata. Dice di “stare in un posto fantastico”, ovviamente, CityLife, ma che avrebbe tanto voluto avere un po’ di tempo per richiamarmi, con un numero diverso, specifica, quello che non usa per il lavoro. Ho la sensazione che abbia assunto una tale importanza da vivere su un altro pianeta rispetto al mio, tanto che i tentativi per mettermi in contatto con lui sarebbero costati migliaia di euro e un mio messaggio gli sarebbe giunto dopo anni-luce. I nuovi manager come lui sono per me extraterrestri con ruote al posto dei piedi ed auricolari trapiantati nel cervello; dribblano il traffico in perenne fretta, e vivono nel tempo sospeso tra una riunione e l’altra. Marco è ormai un fantasma antipatico, un mito, non una persona con una segreteria telefonica, un bollitore pieno d’acqua sul fornello, un abbonamento metro-bus. Gli mando una vecchia foto di noi, giovani e sbarbati ad una festa universitaria. Non credo che mi richiamerà…
Uno dei momenti preferiti di Marco è la sera, quando le luci impallidiscono ed entra in metro, il monopattino parcheggiato ai suoi piedi, il casco ancora ben allacciato in testa. Controlla che le tasks del giorno siano state completate e che il direttore non gli abbia affidato ulteriori mansioni. Tira un sospiro di sollievo e mette su un po’ di musica. È solo prima dell’ultima fermata che si ricorda di controllare i messaggi. Andrea gli ha inviato una foto, senza sapere che nell’ultimo paio d’anni le foto di lui da ragazzino gli provocavano un certo pizzicore, non una vera e propria nostalgia, più una sommessa amarezza. Eppure, c’era chi, allora, lo trovava dolce in quella foto, il contrario di amaro, tant’è che l’aveva addirittura attaccata in cucina, sul frigo. Forse nemmeno Andrea capirebbe perché queste cose lo buttano giù; insieme, se anche lui fosse qui adesso, se saltasse fuori dalla foto e si materializzasse in quella metro, scavalcherebbe di corsa le banchine, monterebbe sul monopattino e tornerebbe dritto indietro nel tempo, tanto in fretta quanto glielo consentirebbero quelle due piccole ruote. Rialza il volume della musica, è tardi ed è ora di pensare alla cena, è senz’altro meglio rispondere domani, casomai dopo l’ultima riunione, quando potrà smontare da lavoro…

