Senza fine

Last Updated: 29 Marzo 2026By

         SENZA FINE

 Ci sono poesie che si chiamano canzoni, ma spesso non lo sono affatto.

 Ci sono canzoni che non si chiamano poesie,  ma a volte lo sono molto più di quelle che chiamiamo poesie per convenzione.
 Ci sono poeti che compongono canzoni e cantanti che declamano poesie.
Poi ci sono i cantanti poeti, che recitano poesie in musica, fatte non solo di parole, ma anche e soprattutto di atmosfere e armonie, di toni e melodie.
A quest’ultima categoria appartiene il genio che ci ha lasciati pochi giorni fa, con un pallottola nel petto, conservata gelosamente per 63 anni.
Artista insieme ruvido e tenero, dal nome comune, dall’aspetto sobrio e dall’eloquio perfetto in un’epoca in cui i cantanti spesso si intestano nomi astrusi o iperbolici, appaiono come teatranti dell’eccesso o del paradosso e spacciano le sgammarticature per pregi.
Opere, le sue, dai temi comuni eppure non scontati, nel mare magnum di produzioni spesso dai temi così pretenziosamente originali da suonare banali.
Sono rimasti orfani tre amici al bar, incapaci di cambiare il mondo.
Provaci tu, da un altro mondo, con tutti gli altri che ne saranno capaci;
ne abbiamo un gran bisogno.
Buona continuazione, Gino

Aristocratico anonimo, marzo 2026 – © Mozzafiato

 

 

 

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