Il bisogno del desiderio
Soddisfare bisogni, veri o presunti che siano; creare bisogni per poi offrire (cioè vendere) il modo (cioè il prodotto) per soddisfarli. La produzione e il marketing (e in fondo gli uomini stessi) al loro servizio forse necessitano di nuovi paradigmi, almeno lessicali e semantici.
‘Bisogno’ ha una intrinseca connotazione negativa, implica uno stato di necessità da cui si deve/vuole uscire. Perché non sostituirlo con ‘desiderio’, che ha un’accezione positiva, aspirazionale, e soddisfare direttamente questo?
I desideri peraltro si creano in abbondanza da soli. A volte li chiamiamo sogni. Comunque non necessitiamo di qualche marketing manager (o guru) che ce li suggerisca/imponga.
Se si soddisfa un bisogno si è appena appena appagati, perché è venuta meno una condizione di mancanza, di privazione; con la cessazione della conseguente sofferenza.
Se si realizza un desiderio si è felici, poichè si è raggiunta una condizione alla quale si anelava, si è ottenuto un surplus rispetto allo standard, alla situazione precedente; con la gioia che ne consegue.
Ecco, soddisfare un bisogno è ripristinare l’ordinario violato, deficitario; realizzare un desiderio è andare nello straordinario, ambìto.
Certo, in questi tempi grami in cui l’ordinario appare già un miraggio, tanto è stato deturpato, parlare di sovrappiù di felicità appare quantomeno velleitario. Ma questa è un’altra storia. E perchè in fondo non crederci e provarci?
Aristocratico anonimo, gennaio 2026 – © Mozzafiato
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Leggendo questa riflessione, da buon cinefilo, mi è venuta immediatamente in mente questa scena di un film che ha ottenuto un grande successo:
“Il silenzio degli innocenti”
La citazione di Marco Aurelio è sublime.
Buona visione
Dal minuto 2.22 al minuto 2.36
Baldassarre Aufiero, gennaio 2026 – © Mozzafiato

