Liberi di vivere e (di morire)
Sono stata chiamata a pensarci.
Non sapevo cosa pensare.
Ammetto che sono sempre stata per la libera scelta.
Poi ho pensato a cos’è la Morte, al significato del suicidio e alle implicazioni se questo venisse agevolato da qualcuno.
Poi mi è venuto in mente il harakiri.
Antica tradizione della cultura millenaria giapponese in cui un guerriero, un uomo con enorme dignità, pur di non perderla, si uccide.
La cosa che in pochi sanno è che la modalità con cui si uccidono è estremamente dolorosa e lenta e, spesso, una persona molto cara, o comunque vicina al guerriero, la aiuta a morire tagliandogli la testa.
È l’anticipo di quella che noi chiamiamo suicidio assistito? Non proprio.
Infatti c’è qualcosa di leggermente, ma profondamente, diverso che fa una enorme differenza.
L’azione attiva della persona che prende la decisione.
Sì, potrebbe sembrare banale ai più, ma l’unica cosa che ci permette di governare noi stessi è un atto consapevole.
In assenza di questo, siamo in balia del Tutto senza avere scampo.
Quante persone hanno mai provato a uccidersi e non ci sono riuscite.
Se la Vita ti vuole dare una seconda chance.
Quando sei graziato anche dalla tua stessa volontà di morire, superi un livello e ricevi un messaggio.
“Puoi andare oltre… Puoi fare qualcosa di più… Sei qui per fare la differenza… È il tuo momento”.
Inoltre ne corre tra il pensiero e l’azione e il lento procedere ti permette di conoscerti ed esplorarti e scoprire che sei di più di un corpo.
Puoi attingere a te e alle tue risorse, forse non fare l’atto estremo.
Stai mandando un messaggio al mondo, a te stesso.
La confusione che si crea assottigliando il limite tra omicidio e suicidio è come la confusione che si vuole creare tra uomo e donna.
È confusione. Punto.
Se assottiglia i confini, la mente oltrepassa gli stessi e rischia di non vederli più.
Una mente confusa non sa scegliere.
Tenetevi lontani dalla confusione.
Ci si può ribellare solo se si ha una piena consapevolezza di cosa sia il Bene e il Male.
Se un corpo, una mente, uno spirito, un’anima decidono che sia ora di morire ci riusciranno:
che sia in una pozza d’acqua, scivolando su una buccia di banana, fulminati o con una tegola in testa.
Se non ci riescono nonostante un’intensa volontà, c’è qualcosa di divino in quella sopravvivenza che trascende noi come esseri carbonio.
Se deleghiamo la nostra scelta a qualcuno, questo danneggia noi e loro.
È un danno doppio è un danno su ogni livello e piano dell’esistenza.
E poi arriverà un giorno (anzi è già arrivato), in cui ti costringeranno a dare l’assenso alla tua morte fingendo che è una libera scelta.
E lì, il confine è annientato, tutto e il contrario di tutto avranno allo stesso tempo senso e non-senso.
Non ci sarà giudizio.
Almeno su questo pianeta.
Ethel Cogliani, novembre 2025 – © Mozzafiato

