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Henry Kissinger: “Un caro amico della Cina”

Gentile Cavaliere Boselli, Lei è attualmente il Presidente della Fondazione Italia-Cina. 
La settimana scorsa ci ha lasciato Henry Kissinger, il primo Segretario di Stato statunitense, che aprì i rapporti con la Cina, con una visita a sorpresa a Mao Tse -tung nel lontano 1971.
In un clima di guerra fredda, lui superò qualsiasi difficoltà, aprendo e iniziando dei rapporti difficili solo da immaginare.
Probabilmente un uomo che sapeva gettare il cuore oltre l’ostacolo?
Quali rapporti hanno caratterizzato la relazione di Kissinger con la Cina?
Henry Kissinger è stato un grande, ha svolto molteplici attività da Consigliere e/o  Segretario di Stato. La sua è stata una rivoluzione copernicana nei paradigmi geo-politici.
Posso aggiungere senza ombra di smentita, che all’epoca la Cina non viveva una situazione economica fiorente, anzi nel 1978, in occasione della mia prima visita nel territorio cinese, si soffriva ancora la fame. Kissinger è stato lungirimirante, ha avuto una capacità di visione incredibile. La sua è stata una “res gestae”, un capolavoro diplomatico.
– La dichiarazione di Xi Jimping di ritenerlo “un caro amico della Cina”, possiede un significato particolare.
Un’affermazione che esprime senza dubbio una mano tesa per la distensione nei rapporti Usa-Cina?
La forma di relazionarsi del popolo cinese ha radici lontane e importanti.
Una cultura millenaria, non dimentichiamoci cosa visse il nostro Marco Polo quando incontrò il mondo cinese.
Nell’etica della tradizione cinese ci sono tre elementi importanti dei quali si tiene sempre conto.
Il primo è l’anzianità, intesa come età anagrafica. Un rispetto per le persone anziane profondo e immutabile.
Il secondo è la coerenza, intesa come idea che non cambia, anche quando gli avvenimenti e/o le situazioni lo suggerirebbero.
Il terzo è la continuità, o meglio la perseveranza dei rapporti, la periodicità che si ripete nel tempo.
– In una discussa intervista ad Oriana Fallaci il diplomatico e politico statunitense dichiarò che: 
«Ciò che mi interessa è quello che si può fare con il potere».
Cosa pensa di questa affermazione, che sembra di natura “andreottiana”?
Non bisogna a priori colpevolizzare il potere e chi lo gestisce. Il potere politico deve essere indirizzato a fin di bene, coloro che ci riescono compiono non solo il proprio dovere etico, ma mettono anche in atto la delega ricevuta dagli elettori indicandolo nella loro scelta.
– Molte critiche sono state rivolte per il coinvolgimento di Kissinger nel golpe cileno di Pinochet, ma anche molti apprezzamenti sui risultati diplomatici di avvicinamento dell’Unione Sovietica e tra Israele e i Paesi arabi, a tal punto che Kissinger ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1973.
Solo una “contradictio in terminis” di un grande uomo politico o secondo Lei, c’è dell’altro?
Alcune volte nel mondo politico e in quello diplomatico ci si trova in meccanismi difficili,  si cammina in percorsi diversi da quelli immaginati, dove accettare momentaneamente situazioni scomode , può portare a dei benefici in un breve/medio futuro.
– Kissinger è giunto fino a 100 anni e in buona salute, tenendo conto che a 58 anni fu sottoposto ad un intervento di bypass aorto- coronarico. Quindi la mente attiva è uno dei segreti per una longevità, dato che la sua alimentazione era prettamente di stile americano? In effetti l’ex segretario di Stato Usa, che si è spento a 100 anni, aveva uno stile di vita alimentare decisamente poco salutare, ispirato alla giovinezza trascorsa nella natia Germania, tra wustel e cotolette viennesi .
Guardi dott. Aufiero, credo che molto in questo campo alimentare/medico dipenda dai fatti genetici e soprattutto, me lo lasci dire, dalla volontà del buon Dio.

Baldassarre Aufiero, dicembre 2023 –  @Mozzafiato

Ufficio Stampa