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Quattro per la gloria

Il mondiale di Russia approda ai quarti di finale dopo aver metabolizzato l’imprevedibile  cataclisma scatenatosi nei turni precedenti su una larga rappresentanza delle formazioni più titolate o comunque indicate tra le favorite. In una sorta di perfido tirassegno sono state via via impallinate Germania, Argentina, Spagna, Portogallo e all’ecatombe sono scampate miracolosamente Inghilterra, Belgio e Croazia.

Mai come in questa edizione la dea Eupalla (geniale invenzione di Gianni Brera) si è divertita a far saltare il banco dei pronostici formulati dai cartomanti da strapazzo occultati sotto le mentite spoglie di esperti professionali, sempre solleciti nel prostrarsi ai piedi dei blasonati.

Fuori i campioni in carica tedeschi, braccati da una nemesi che ormai non lascia scampo ai detentori del titolo. Ma il foglio di via è stato appioppato anche ai campioni d’Europa del Portogallo. Inoltre l’onda di piena ha travolto due presunte corazzate come Spagna e Argentina.

Anche i quarti di finale hanno in serbo una sorpresa clamorosa come l’uscita di scena del Brasile. Morale della favola: sono tutte europee le quattro promosse in semifinale, come non succedeva dal 2006. Un verdetto inequivocabile di condanna per il resto del pianeta, soprattutto per il Sudamerica.

Nella prima sfida l’Uruguay orfano di Cavani (rimpiazzato dal carneade Stuani) viene messo sotto con una doppietta da una Francia sempre più convincente, nonostante sia portata troppo spesso a un narcisismo controproducente (soprattutto Pogba). Il pressing esasperato e le tradizionali maniere spicce mantengono a galla i sudamericani, costretti però nella ripresa a pagare dazio al notevole dispendio fisico.

Nel primo tempo la situazione si sblocca grazie a una perfetta zuccata di Varane su punizione. Altrettanto puntuale la replica sempre di testa di Caceres, che Lloris sventa con un intervento da applausi. Dopo la pausa i francesi chiudono i conti grazie allo stordito Muslera, che regala il raddoppio a Griezmann con la tragicomica rievocazione di una delle minchiate che l’avevano reso tristemente celebre ai tempi della Lazio.

Di tutt’altro spessore lo scontro tra il Brasile – unico superstite scampato all’olocausto delle nazionali con bacheca affollata di titoli – e l’ambizioso Belgio, da molti indicato come possibile finalista. Nel primo tempo la difesa sudamericana viene messa a soqquadro da una serie di ripartenze devastanti, che fruttano ai belgi una goffa autorete di Fernandinho e una rasoiata vincente da manuale di De Bruyne. Solo l’esperienza e la bravura di Miranda e Thiago Silva limitano i danni e offrono qualche speranza di rimonta.

Nella ripresa le incursioni di Hazard e soci si diradano e i brasiliani – pur rischiando il tracollo definitivo – tentano l’assalto disperato al bunker belga, affatto impenetrabile. Svanita qualche eccellente occasione, lo svantaggio viene dimezzato da Renato Augusto solo a un quarto d’ora dalla fine. A nulla approdano gli ultimi tentativi, compreso il tiro all’incrocio del desaparecido Neymar in pieno recupero, disinnescato alla grande da Courtois. E così i Diavoli Rossi tornano in semifinale dopo trentadue anni per affrontare un ostacolo piuttosto ingombrante come la Francia in una finale anticipata.

Attesa da molti a un’altra promozione a sorpresa, stavolta l’impertinente Svezia viene rispedita a casa con una doppietta da un’Inghilterra più pratica che appariscente in una gara di livello tecnico decisamente non eccelso. Abbastanza curioso il particolare dei due gol di testa subiti dalla difesa di statura più elevata dei mondiali. Anche gli attaccanti svedesi offrono un discreto contributo al successo britannico, dimostrandosi lenti e impacciati nelle conclusioni. Ma alla fine risultano sostanzialmente decisive tre prodezze dell’eccellente Pickford.

Appassionante e incerto fino all’ultimo il confronto tra Russia e Croazia, passate entrambe ai quarti grazie ai rigori e destinate di nuovo al crudele tirassegno dagli undici metri. I padroni di casa sognano un traguardo storico così come i balcanici (semifinale nel 1998), che partono a razzo ma non riescono a tradurre in soldoni una superiorità evidente. Anzi, alla prima occasione vengono sorpresi in blocco da un’azione ubriacante di Cheryshev.

La replica di Kramaric non si fa attendere e dopo l’intervallo i croati tornano padroni del campo. Ma una volta salvati da un palo sfigatissimo di Perisic, i russi stringono i denti e riescono a guadagnarsi i supplementari, nei quali gli avversari denunciano qualche guaio ma riescono a ribaltare il risultato con una zuccata un po’ fortunosa di Vida su mischia da corner. Sembrerebbe finita ma su uno degli ultimi assalti il naturalizzato Fernandes svetta di testa trovando un insperato pareggio che porta ai rigori. Due errori fatali dei russi consegnano il lasciapassare ai croati, che si presentano con parecchi interrogativi alla semifinale con l’Inghilterra.

Gino Delvecchio, luglio 2018 – © Mozzafiato

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