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Lassù qualcuno li ama

A distanza di vent’anni la Francia replica in terra di Russia la conquista del titolo mondiale casalingo del 1998, stroncando alla fine una Croazia per nulla rassegnata al ruolo di vittima sacrificale ma bersagliata dalla malasorte.

Nella finalissima per almeno un’ora in campo si vede una sola squadra e non è quella che alla fine porta a casa il titolo. Ma la Dea Cieca si mette subito di traverso sulla strada dei croati e, praticamente senza mai tirare in porta, i francesi arrivano all’intervallo con due reti del tutto casuali in cascina, solo parzialmente bilanciate da un bellissimo ma provvisorio pareggio degli avversari.

Il primo intervento del fato avverso si manifesta dopo il quarto d’ora, quando una punizione (molto dubbia) di Griezmann trova la deviazione del cuoio capelluto di Mandzukic che beffa Subasic. La Croazia torna a riversarsi in area francese e trova presto il meritatissimo pareggio grazie a uno spunto strepitoso di Perisic. I balcanici insistono ma prima del riposo devono di nuovo fare i conti con la sfiga. Su corner dei francesi la palla finisce con un rimbalzo  maligno sulla mano dello stesso Perisic e l’intervento del Var sancisce un rigore discutibilissimo realizzato da Griezmann.

Nella ripresa il gioco resta ancora in mano ai balcanici per un quarto d’ora pur senza risultati apprezzabili. Poi arriva il terzo definitivo segnale della volontà divina. Due rimpalli in area consentono a Pogba d’infilare comodamente il tris, una mazzata decisiva per gli avversari che, ormai disorientati, subiscono in contropiede il poker dello sfrontato Mbappé. Un punteggio bugiardo e ingiustamente umiliante per i croati, che viene solo parzialmente mitigato da un regalo del presuntuoso Lloris a Mandzukic. Ci sarebbe ancora tempo per tentare la rimonta ma i supplementari disputati per tre volte di fila gravano come macigni su Modric e compagni che, ormai stremati e sfiduciati, accompagnano senza colpo ferire i vincitori all’apoteosi finale.

Hanno vinto i migliori? Forse ma resta qualche dubbio legittimo. Una cosa è certa. Fin dalle primissime battute dei gironi eliminatori è nato un forte sospetto che qualche divinità capricciosa lassù nell’Olimpo facesse un tifo spudorato per i transalpini. Niente di scandaloso, per carità. Ma agli ultimi due atti i campioni del mondo non hanno manifestato alcuna superiorità evidente. Anzi, per lunghissimi tratti sono rimasti totalmente in balia degli avversari e assenti dal fronte offensivo, impegnati com’erano a tamponare diverse falle a centrocampo e in difesa.

Tuttavia alla lunga la tattica sparagnina – studiata o meno da Deschamps – ha dato i suoi frutti. Nonostante il piazzamento prestigioso sul podio per entrambe, Croazia e Belgio possono solo maledire la malasorte e recriminare sulle occasioni perdute. In ogni caso è finita come auspicato da buona parte dell’establishment del calcio mondiale, sempre più barricato a difesa dello status quo. La caduta sul traguardo dell’ultima testa coronata sopravvissuta sarebbe stato un colpo troppo duro da digerire.

Due parole merita anche la tanto bistrattata finalina per il terzo posto. Il Belgio la spunta sull’Inghilterra con una  doppietta, replicando il successo del girone eliminatorio che aveva provvidenzialmente paracadutato i britannici sul lato più morbido del tabellone. Netta la superiorità dei Diavoli Rossi che però, messo a segno un gol lampo con Meunier, si accaniscono nella ricerca del gol perfetto. Solo nel finale, dopo aver rischiato un beffardo pareggio, arriva il raddoppio di Hazard che mette il sigillo a un terzo posto di portata comunque storica.

Gino Delvecchio, luglio 2018 – © Mozzafiato

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