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Caccia aperta ai galletti

Francia e Croazia in finale. Questo il responso delle due semifinali dei mondiali. Esattamente a distanza di vent’anni le due nazionali si ritroveranno domenica prossima per la rivincita della semifinale vinta dai padroni di casa transalpini, destinati poi a conquistare il titolo contro il Brasile di Ronaldo. Rimangono fuori dai giochi sia la “generazione d’oro” del Belgio – fermata ancora una volta a due passi dal traguardo – sia la giovane e inesperta Inghilterra, fin troppo sopravvalutata.

Sorniona e cinica, la Francia difende a oltranza un gol segnato dopo l’intervallo e a nulla valgono l’eccellente primo tempo e l’assalto finale dei talentuosi belgi. Una perfetta zuccata di Umtiti, uno dei francesi più scarsi, li condanna al ritorno a casa senza particolari demeriti e con parecchi rimpianti.

Alla fine dunque la spunta la concretezza dei galletti che, pur non rubando nulla, nel finale non esitano a mettere in pratica una spudorata tattica dilatoria, degna dei bassifondi di Lega Pro italiana. Svenimenti da soprano lirico, battibecchi con gli avversari e un arbitro compiacente riducono l’ultimo quarto d’ora a una manciata di secondi di gioco effettivo. E all’orizzonte non appare alcuna proposta degli organi competenti per mettere fine a questo malcostume ormai degenerato.

A proposito di malcostume, non si può fare a meno di stigmatizzare il comportamento discutibile del giovane asso Mbappé che, oltre a offrire lampi di classe cristallina, mette in mostra un atteggiamento provocatorio che lo accomuna al detestabile compagno di club Neymar.

Ancora più incerta ed emozionante l’altra semifinale, nella quale la Croazia riesce a materializzare il proprio sogno rimontando l’Inghilterra dopo un inizio sciagurato. Reduci da due successi ai rigori, i balcanici ribaltano il risultato con un secondo tempo all’arma bianca e supplementari ancora all’offensiva. Protagonista assoluto Perisic che, dopo un primo tempo letargico, semina il panico nella retroguardia britannica. Una spaccata d’altri tempi per il pareggio, un palo sfigatissimo e l’assist decisivo per l’acuto finale di Mandzukic.

Mea culpa d’obbligo per gli inglesi, che nel primo tempo – dopo il gol lampo su punizione di Trippier – non approfittano dello stato comatoso degli avversari e sprecano per troppa foga occasioni ghiottissime per il raddoppio. Tra i più scialacquatori il fantasma di Harry Kane, tanto osannato per il bottino di 4 rigori e 2 tap-in ridicoli messi a segno contro Panama e Tunisia.

Per la piccola grande Croazia un risarcimento una tantum concesso dalla giustizia divina per i numerosi torti subiti in passato – anche con la maglia della casa madre jugoslava – per mano della malasorte e di… qualcos’altro. Per l’acerba e ingenua Inghilterra una bagno salutare, ma forse inutile, di umiltà.

Dopo la messe di reti (e la sconfitta “politica” col Belgio) nel girone eliminatorio, è bastato un tabellone benevolo, superato non senza difficoltà, per indurre i supponenti figli d’Albione a sbandierare altezzosamente lo slogan “Football is coming home”. Ma il nuovo tentativo di millantato credito per una supremazia mondiale mai acclarata – se non ai tempi della regina Vittoria, non certo per il sospetto titolo casalingo del 1966 – è stato puntualmente smascherato trasformando lo slogan in “England is coming home”, con buona pace dei troppi estimatori della nazionale d’Oltremanica tra i media italioti.

Gino Delvecchio, luglio 2018 – © Mozzafiato

Ufficio Stampa