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La città di Nerone

Avevo preferito smettere, alcuni mesi fa, di scrivere articoli e riflessioni sulla gestione della Signora Sindaco di Roma Virginia Raggi.

In effetti avevo aperto la rubrica “Alla prova dei fatti” ed eravamo arrivati al capitolo sei. Il mio incipit fu quello delle sue elezioni e, con il trascorrere del tempo, sottolineavo tutte le cose che non funzionavano e i vari gravi errori e contraddizioni della giunta comunale romana targata 5 stelle.

Avevo volutamente tralasciato di parlare di Spelacchio, della suo viaggio in Messico per parlare della meteorologia, mentre la città rimaneva paralizzata sotto pochi centimetri di neve, della sua gaffe sul trasferimento della salma di Re Vittorio Emanuele III, con l’affermazione che la Monarchia, secondo la prima cittadina di Roma, faceva parte del passato della nostra Repubblica. Infine, del recupero di Villa Pamphilj  e del presunto incontro con l’erede – il principe Marco Andrea Doria – poi scopertosi amico di Beppe Grillo e non parente della Casa nobiliare.

Ma il mio fuoco che covava sotto la cenere è apparso all’improvviso, come il roveto ardente che ardeva e non bruciava di fronte a Mosè.

Ormai a bruciare sono solo i bus di Roma. Una vergogna o un “gomplotto” (Taverna docet)?

Cercando una risposta a questa importante domanda, credo che le nostre attuali energie e ragionamenti vadano indirizzati sull’ipotesi di Luigi Di Maio prossimo Ministro degli Esteri.

Personalmente ritengo il suo ruolo ideale…in inglese non esiste il congiuntivo.

Baldassarre Aufiero, maggio 2018  © Mozzafiato

 

 

 

 

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