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All’ombra del patibolo

Come largamente previsto, alla penultima di campionato la sfida dell’Olimpico tra Roma e Juventus non suscita alcuna emozione (nonostante un cartellino rosso) e si conclude a reti bianche. Viene quindi ratificata anche a livello aritmetico la conquista dello scudetto da parte dei bianconeri che, a quota 92, sono ormai fuori tiro per il Napoli (88) che a Marassi si sbarazza agevolmente della Sampdoria con una doppietta.

All’indomani della conquista del settimo titolo consecutivo da parte della Vecchia Signora, viene spontaneo sottolineare che ancora una volta, nella lunga e tormentata volata verso il trionfo, ha fatto da filo conduttore la rottamazione scientifica e sistematica del settimo comandamento, largamente tra i più disattesi (insieme al quinto) nella storia del genere umano. Nonostante l’apparente vulnerabilità dovuta all’età avanzata, l’anziana megera torinese non è mai rimasta vittima di alcuno scippo e anzi, col passare degli anni, ha acquisito una particolare e raffinata abilità in questa pratica abietta, rafforzando ulteriormente la propria sensazione d’impunità.

Visto che ovviamente le vittorie non fanno che impinguare il potere economico dei vincitori, di anno in anno si dilata il distacco tra la matrona e le damigelle d’onore che tentano invano di soffiarle lo scettro. E intanto il campionato italiano è ormai avviato da tempo a ripercorrere gloriosamente i passi di altri tornei nazionali di bassissimo spessore, nei quali il titolo viene ripetutamente assegnato già in partenza alla squadra più facoltosa senza lasciare la minima speranza alle altre contendenti.

Tornando al campionato (o quel che ne rimane), la Roma (74) acquisisce la certezza assoluta dell’ingresso In Champions League, agevolata dall’incredibile flop casalingo dell’Inter (69) contro il Sassuolo, mentre il pareggio di Crotone costringe la Lazio (72) a un’ordalia finale proprio contro i nerazzurri. In coda, alla luce dei soliti risultati a sorpresa delle giornate conclusive, le maggiori indiziate alla terza relegazione tra i cadetti diventano Crotone e Spal (35) ma anche il Cagliari (36), nonostante il colpo a sensazione di Firenze, rischia parecchio dovendo ospitare all’ultimo atto l’Atalanta a caccia di un ingresso diretto in Europa League.

Al Meazza si consuma dunque una nuova tragedia che vede protagonista la Beneamata, fedele al proprio Dna di masochista. Per il terzo anno consecutivo il Sassuolo esce trionfalmente dal tempio milanese e, facendo scopa col successo dell’andata, sottrae tutti i sei punti ai nerazzurri. Dopo essersi guadagnata (meritatamente) il nomignolo di Scansuolo per un certo atteggiamento… lassista al cospetto di alcune avversarie, la compagine emiliana conferma il proprio ruolo di bestia nera dell’Inter, assunto dopo l’umiliante esperienza del doppio 0-7 subito agli esordi nella massima serie.

Scesi in campo con l’aria di chi deve sbrigare un fastidioso impegno interlocutorio prima dello scontro decisivo con la Lazio, inizialmente i padroni di casa spingono con scarsa insistenza e prima della mezzora vengono puniti da un’astuta punizione bassa di Politano, che lascia di sale la barriera e Handanovic. Da quel momento la tambureggiante offensiva interista regala al portiere Consigli (tutt’altro che un fenomeno) una serata da supereroe e a tale trasfigurazione contribuiscono in buona misura anche gli errori degli attaccanti nerazzurri.

Come se non bastasse, verso metà ripresa arriva la doccia gelata del raddoppio emiliano, quando il mancino puro Berardi s’inventa un destro telecomandato nel sette della porta avversaria. Sgomento sugli spalti e ancor più rabbia in campo, che porta i nerazzurri a dimezzare lo svantaggio con Rafinha, decisamente il migliore. L’assalto diventa assedio e gli ospiti danno il via al solito insopportabile stillicidio di sceneggiate, crollando tramortiti a ogni sospiro senza incorrere in alcuna sanzione arbitrale. Tra uno svenimento e l’altro i milanesi trovano soltanto la maniera di accumulare altre occasioni mancate da Icardi (in versione horror) e dal subentrante Eder e a nulla vale il lungo recupero concesso a parziale risarcimento delle interminabili perdite di tempo degli emiliani.

Ancora una volta dunque la Beneamata compie un passo decisivo verso il patibolo ma viene salvata dall’ennesimo rinvio, stavolta ringraziando la benigna intercessione della gloriosa icona nerazzurra  Walter Zenga, seduto scomodamente sulla panchina bollente del Crotone in odore di retrocessione. Il pareggio della Lazio in casa dei pitagorici rimanda tutto all’ultima giornata, concedendo un’ultimissima insperata chance ai nerazzurri che paradossalmente, a conti fatti, neanche con una vittoria avrebbero modificato di un’unghia il proprio destino. La via d’accesso obbligata alla Champions passa solo attraverso un successo nella tana dei biancazzurri. E stavolta il verdetto sarà definitivo.

Gino Delvecchio, maggio 2018 – © Mozzafiato 

Ufficio Stampa