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In questo mondo di ladri

Le porte scorrevoli del campionato s’inceppano alla sedicesima di ritorno e i giochi sembrano ormai fatti per l’assegnazione dello scudetto e delle poltrone di prima fila in Europa. Una volta preso atto delle palesi difficoltà motorie della Vecchia Signora, l’associazione di mutuo soccorso che provvede alla sua tutela interviene con ammirevole sollecitudine, spianandole tempestivamente la strada verso il lieto fine auspicato dai boss e compari della cosca piemontarda.

Al Meazza la sfida senza appello tra Inter e Juventus (88) si conclude pertanto con l’ennesima rapina a mano armata perpetrata dalla fetida falange bianconera, che riesce ad arraffare nuovamente lo scettro dopo aver rischiato il collasso. Una volta digerito (male) lo sgarro di Madrid e la beffa last-minute col Napoli, i mammasantissima del calcio italico sono tornati a imperversare senza ritegno. L’allucinante direzione arbitrale di Orsato è un messaggio inequivocabile: i padroni siamo ancora noi e guai a chi osa metterlo in dubbio. Una prestazione scientificamente diabolica, tale da rievocare autentici geni del male come Ceccarini e De Santis.

Purtroppo, dopo aver fatto sognare almeno mezza Italia, il Napoli (84) crolla inopinatamente a Firenze. La precoce espulsione di Koulibaly, l’eroe dello Juventus Stadium,  mette subito in difficoltà i Ciucciarielli, che si smarriscono per strada e vengono affondati da una tripletta di Simeone. Addio sogni di gloria!

Prospettive europee sempre più rosee per la Roma (70), che frantuma senza problemi la scarsa resistenza del Chievo e si ritrova sempre a fianco dei cugini della Lazio. I biancazzurri escono da Torino con un successo di misura sui granata, inconcludenti e salvati da una punizione peggiore solo per merito di un ottimo Sirigu. Con quattro punti di vantaggio sull’Inter (66), le due romane possono ormai dormire sonni tranquilli.

In coda arriva la sentenza di condanna quasi definitiva anche per l’Hellas (25), mentre si allarga a macchia d’olio la lotta per sfuggire all’ultimo posto caldo riservato all’inferno. Naviga ormai in pessime acque il Chievo (31), scavalcato dalla Spal (32), mentre il Cagliari (33) viene superato dal Crotone (34). A loro volta i pitagorici agganciano l’Udinese, finalmente in grado di bloccare l’infinita emorragia di sconfitte strappando un punticino a Benevento.

Torniamo, piuttosto a malincuore, allo scippo del Meazza, il cui merito e responsabilità vanno condivisi – seppure in misura sostanzialmente diversa – tra l’ineffabile Orsato (decisamente sopra il 50%), lo stralunato Spalletti e lo scellerato Santon. Dopo essersi messo in luce più volte in passato per danni diretti e collaterali arrecati alla Beneamata, stavolta il fischietto vicentino supera ampiamente il livello di guardia prendendo una serie di cantonate che indirizzano senza esitazioni il risultato.

Dopo il vantaggio iniziale dei bianconeri con Douglas Costa, il direttore di gara rompe gli indugi rifilando a Vecino un rosso a scoppio ritardato (con tanto di autocorrezione del giallo tramite Var). Potrebbe sembrare una decisione esagerata ma condivisibile se trovasse adeguato riscontro in seguito, quando invece tale ammirevole inflessibilità va a farsi benedire. Barzagli imita l’uruguagio senza incorrere nella stessa sanzione dell’interista. Ma non basta. Allo stronzetto Pjanic (per ben due volte, la seconda da codice penale) e all’insopportabile Cuadrado viene risparmiato il secondo sacrosanto giallo. Un quadro veramente abominevole al quale si aggiunge, pochi istanti prima del riposo, la ciliegina della convalida del raddoppio segnato da Matuidi in fuorigioco chilometrico, non rilevato nemmeno dal guardalinee non vedente e annullato molto tardivamente dalla Var.

Come già in altre (troppe!) occasioni al cospetto dei furfanti in divisa da bagno penale, la rabbia per le macroscopiche angherie subite diventa una molla che fa scattare i nerazzurri. Dopo l’intervallo, nonostante l’inferiorità numerica, i padroni di casa prendono in mano le operazioni e riescono a impattare con una zuccata di Icardi. Non contenti, riescono a passare addirittura in vantaggio, quando l’impunito Barzagli, in stato confusionale, infila nella propria porta un cross basso di Perisic.

Sugli spalti del Meazza prende forma timidamente il sogno di un’impresa epica ma la nemesi targata Fiat è in agguato. Chiaramente impacciati, i bianconeri si riversano nell’area interista con esiti sconfortanti. Ma proprio a una manciata di minuti dalla fine, quello che potrebbe essere il capolavoro assoluto di Spalletti viene imbrattato dallo stesso autore con un paio di scarabocchi che consentono ai torinesi di capovolgere il risultato e portare a casa il malloppo.

L’assetto interista viene compromesso irrimediabilmente con l’ingresso dell’inutile Borja Valero e soprattutto dell’ignobile Santon. Costui si lascia subito sfuggire Cuadrado (altro impunito), il cui crossetto innocuo sbatte sullo stinco di Skriniar beffando l’impietrito Handanovic. E un paio di minuti dopo una zuccata di Higuain (lasciato colpevolmente smarcato, indovinate da chi?) completa il misfatto, scatenando il giubilo dei loschi figuri del parterre-de-roi torinese e dell’orda di subumani calati su Milano al seguito dei lestofanti zebrati.

Al di là delle responsabilità effettive della coppia Spalletti-Santon, vale comunque la pena di sottolineare che la resa dei nerazzurri nei minuti conclusivi è soprattutto la conseguenza di 85 minuti (su 100) giocati alla morte in inferiorità numerica grazie alle nefandezze compiute da Orsato. E il patetico quanto equivoco siparietto di fine partita tra la spudorato Allegri e il quarto uomo Tagliavento contribuisce non poco a ingrossare il fiume di veleni, che immancabilmente scorre ancora una volta alla conclusione della faida tra la Beneamata e l’Impero del Male.

 

Gino Delvecchio, aprile 2018  – © Mozzafiato

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