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FURY: BRAD PITT RIPORTA LA GUERRA SULLO SCHERMO

Il cinema bellico  è diventata un soggetto abbastanza raro nel panorama contemporaneo.

Dopo le notevoli – sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo –  produzioni cinematografiche degli anni ’50 e ’60  relativi alla seconda guerra mondiale, soprattutto il cinema americano non ha voluto portare sullo schermo con la stessa intensità le vicende relative alla Corea, al Vietnam e all’ Iraq.

Il motivo è evidente: oltre ai discutibili risultati sul campo a questi conflitti manca quell’aura derivante dalla nobiltà dello scopo e soprattutto la dimensione mitica creata intorno alle gesta militari della lotta alla barbarie nazista.

Punto di cerniera sul modo di rappresentare la guerra è indubbiamente stato “Salvate il soldato Ryan” (1998), in cui Spielberg ha mostrato il lato cruento e violento del combattere con un realismo brutale ed  arrivando a violare  alcuni “tabù” del genere.Fury-1

Fury  rilancia il genere dopo il “tarantinamente” atipico “Bastardi senza gloria” ed il ruffiano-farsesco  “Monuments men” di  Clooney e company: il risultato è un mix tra la descrizione “spielbergana” della brutalità della guerra, della sua inutilità e della stupidità dell’uomo guerriero e un retaggio della retorica patriottico-militaresca più schietta. Se a questo aggiungiamo due temi cinematografici ricorrenti, come “uomini diversi racchiusi in uno spazio angusto “ e “percorso di crescita/iniziazione attraverso prove sempre più impegnative e coinvolgenti” , ne esce un film che, nello sforzo di cercare un equilibrio tra le due visioni, rischia di essere un po’ troppo ondivago.

Sostanzialmente si lascia guardare e apprezzare per la qualità della corretta ricostruzione filologica e per l’efficacia della recitazione, soprattutto di un Brad Pitt  appesantito e imbruttito  al punto giusto.

 

Marco Massara, luglio 2015 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa