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PALMIRA O CARA…..

Quando, nell’antichità, le distanze erano ostacoli veri, i punti di ristoro non erano ancora gestiti da Autogrill ma individuati dall’uomo nella natura, e le necessità dei commerci davano vita agli insediamenti, la città di Palmira svolgeva una funzione importante di raccordo.
Questa breve nota introduttiva è un flash per chi, culturalmente curioso, si fosse mosso non solo per visitare PALMIRA, fruendo dell’aereo ma, volenteroso, avesse percorso la stessa pista nel deserto (ora nastro asfaltato) che per millenni venne percorsa dall’Eufrate al Mediterraneo,  200 chilometri dalla frescura dell’Eufrate (frontiera tra Siria e Irak) fino all’oasi di Palmira, palme, acqua sorgiva e datteri, poi altri 250 chilometri fino a Damasco, questi ultimi ora fiancheggiati da una ferrovia non elettrificata con convogli merci di lunghezza fino a un chilometro per il trasporto di fosfati.augusto
Ebbene, giungere a Palmira, imprecando, perché l’aria condizionata dell’auto non riesce a rinfrescare convenientemente i passeggeri, dovrebbe, forse, fare riflettere, su come si trovassero i soldati romani quando con addosso il carico ordinario di 25 kg di vettovaglie , e calzari e scudi e spade, dopo essere transitati nei pressi di Ebla, (dove una missione italiana, finanziata dall’Università di Roma, nel corso di vari anni, ha riportato alla vita, biblioteca e contabilità dell’epoca), oppure da Baalbek, i cui templi, con le basi alte molti metri, e con colonne e trabeazioni che  svettano tuttora,  imponendo ancora rispetto  sul peso politico della Roma imperiale, siamo nel 272,  sconfissero le forze della regina Zenobia sotto il Vexillum Legionis dell’imperatore Aureliano.
Teatro di Palmira.

Teatro di Palmira.

E dove, successivamente, per dare sostanza alla Pax Romana, (espressione attestata per la prima volta in Seneca (De providentia IV, 14), poi divenuta usuale per indicare il concetto della dominazione romana sul mondo, intesa come garanzia di universale pace e concordia), procedettero a ricostruire strade, servizio postale, a ripristinare la struttura giudiziaria e una politica liberista nei commerci.

Ebbene il premio per quel viaggio fu la visione di un foro romano, imponente per  dimensioni, elegante nelle proporzioni e per logica organizzativa, servito con tutte le modernità dell’epoca: teatro, terme, acque calde e vapori, botteghe, svaghi, vari templi, tra i quali svettava quello del Dio Fenicio Baal. Una emozione sottile, che ripagava del disagio del viaggio, ma penetrante….come la sabbia che svolazzava dal deserto e si perdeva in volute leggere come le grazie perdute della regina Zenobia….

Narsete Iori, maggio 2015 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa