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ll lato oscuro della VAR

La prima giornata di ritorno – che coincide con la chiusura del periodo natalizio e l’apertura della sosta invernale di un paio di settimane – diventa lo spartiacque di questo campionato e consente di fare i primi bilanci, celebrando il primato solitario del Napoli (51) braccato dalla Juventus (50). Tra gli effetti collaterali del periodo festaiolo si segnala l’inesorabile allontanamento dalla vetta del terzetto composto da Inter (42), Lazio (40) e Roma (39). Tuttavia, proprio durante la pausa, le due romane avranno l’opportunità di migliorare la classifica disputando finalmente i rispettivi recuperi contro Udinese e Sampdoria.

Dall’abisso che separa le prime cinque dal resto della truppa per ora emergono (appaiate a quota 30) la sempre più brillante Atalanta e la Sampdoria pur in netto calo. In coda il Benevento (7) trova finalmente la prima vittoria e concede subito la replica, mettendo momentaneamente all’angolo la sfiga che non aveva concesso tregua ai sanniti fino al miracoloso pareggio col Milan. A parte i campani, la lotta per la salvezza appare per ora circoscritta a Verona (13), Crotone e Spal (15), decisamente lontane dalla zona di relativa tranquillità.

Quattro successi consecutivi mandano in orbita le prime due della classe. Dopo l’amara delusione in Champions League, i Ciucciarielli riprendono il galoppo conquistando il titolo platonico (ma spesso significativo) di campioni d’inverno. A loro volta i bianconeri tengono botta senza tentennamenti ma sulle loro vittorie più recenti grava l’ombra sempre più ingombrante del lato oscuro della VAR. Aspramente criticata a più riprese con motivazioni pretestuose e puerili da tutta la compagnia di giro che ruota attorno ai campioni d’Italia, nelle ultime giornate e in Coppa Italia la moviola in campo è diventata improvvisamente alleata, volente o nolente, della Vecchia Signora. Le vittime più “fresche”, Torino e Cagliari, avrebbero parecchio da ridire a tale proposito.

Ovviamente l’intoccabile nobildonna viene difesa a spada tratta dagli habitué del “servo encomio” di manzoniana memoria, pronti non tanto a stigmatizzare il contraddittorio e ancora incerto utilizzo della VAR quanto a invocarne più o meno velatamente la messa al bando. L’obiettivo di questo giochino, così evidente da risultare spudorato, è ovviamente la restaurazione degli “aiutini”. Tra i più brillanti portavoce di questa schiera di maggiordomi del potere mediatico spiccano i sedicenti opinionisti Mauro e Caressa, sempre pronti a minimizzare e spesso a mettere in ridicolo qualsiasi episodio dubbio che ponga ulteriormente a repentaglio la reputazione già dubbia dell’anziana meretrice del calcio italico.

Nonostante i tempi biblici d’intervento (recuperati solo parzialmente) e un protocollo operativo degno della burocrazia borbonica,  l’innovazione tecnologica della VAR sta portando una parvenza di giustizia sui campi di calcio e necessità solo di essere perfezionata. Resta il fatto che i suoi nemici più acerrimi si stanno dimostrando proprio gli arbitri più inetti e permalosi, mentre quelli bravi non esitano a farvi ricorso riconoscendo i propri errori di valutazione.

Nel frattempo non accenna a invertire la rotta la parabola discendente della Beneamata, per la quale il periodo natalizio sta diventando tradizionalmente infausto. Nel giro di un mese i nerazzurri hanno raggranellato il desolante bottino di tre punti in cinque partite, precipitando da un illusorio primato solitario a un terzo posto molto precario e suscettibile di peggioramenti. I non disprezzabili pareggi esterni con Juventus e Fiorentina e quello interno con la Lazio diventano insulsi brodini al cospetto dei gravi passi falsi con Udinese e Sassuolo.

Tutto a un tratto i milanesi hanno scoperto di avere una panchina cortissima e soprattutto nessuna alternativa veramente efficace quando Icardi non timbra il cartellino. Oltretutto nelle ultime esibizioni sono riemersi con cruda evidenza i limiti tecnici preoccupanti di alcuni titolari. Un capitolo a parte merita infine l’impalpabile e costosissimo Joao Mario, autentico polo negativo della bussola interista, capace di far rimpiangere persino lo sconsiderato Brozovic.

Alla tristezza in casa nerazzurra contribuisce anche la notizia della scomparsa di Antonio Valentin Angelillo, il glorioso goleador che insieme a Sivori e Maschio aveva formato il leggendario trio degli “angeles de la cara sucia”, trascinatori della nazionale argentina al trionfo nei campionati sudamericani del 1957. Approdato alla corte della Beneamata, il bomber aveva stabilito un record di segnature (33) in campionato rimasto insuperato per oltre mezzo secolo, prima di subire l’ostracismo di Helenio Herrera, che lo aveva costretto a emigrare prima a Roma e poi addirittura sull’altra sponda del Naviglio. Ma la sua fama era rimasta legata soprattutto alle imprese compiute con la maglia nerazzurra.

Alla ripresa delle ostilità sono pronti i fuochi d’artificio per la visita al Meazza della Roma col dente avvelenato. Ma anche la gita del Napoli capolista a Bergamo nasconde non poche insidie, visto l’attuale stato di grazia dell’Atalanta. Ripresa morbida invece per Juventus e Lazio, che attendono due clienti piuttosto abbordabili come Chievo e Genoa.

 

Gino Delvecchio, gennaio 2018  – © Mozzafiato

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