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“Qui gladio ferit gladio perit” (Matteo 26,52)

Selvaggia Lucarelli è conosciuta “urbi et orbi” a livello mediatico.
Sono famose  le sue battaglie  contro il bullismo online. Ha contribuito a far chiudere i gruppi più violenti su Facebook, ha denunciato autori e admin favorevoli, facendo nomi e cognomi, portando alla luce un angolo oscuro del web abitato da personaggi capaci di un odio verbale inconcepibile.
Cosa estremamente meritevole.
Il termine esatto è haters oppure i cosiddetti “leoni da tastiera”, persone che tramite dei falsi nickname o anche con profili originali, insultano, denigrano, giudicano con termini razzisti, omofobi o sessisti qualsiasi  persona o situazione; tema già affrontato in queste pagine da Eleonora Minelli.
Nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano, sezione X penale, ha condannato Selvaggia Lucarelli colpevole del reato di diffamazione aggravata  ai danni di Barbara D’Urso.
La vicenda sarebbe scoppiata per un post pubblicato nel 2014 su alcuni social network, in cui la Lucarelli aveva commentato un’intervista resa dalla d’Urso a Daria Bignardi, affermando: “L’applauso del pubblico delle Invasioni alla d’Urso ricordava più o meno quello alla bara di Priebke”. 
Per la D’Urso, questo tweet al veleno è stato uno dei tanti, ma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e ha spinto così la conduttrice partenopea a sporgere una querela. Durante il processo l’imputata si è sempre rifiutata di porgere le proprie scuse alla persona offesa.
Al termine del processo, il tribunale recepite le richieste della parte civile e accertata l’esistenza della diffamazione, ha condannato la Lucarelli ad una multa di 700,00 euro, oltre alla refusione del danno e al rimborso delle spese legali sostenute dalla conduttrice.
Secondo il suo legale, Barbara D’Urso ha dichiarato che il risarcimento lo destinerà ad una causa sociale per lei molto importante, quella contro la violenza sulle donne.
Il tema della questione, cioè “l’applauso” è stato in realtà caloroso, ma ha indotto lo stesso l’opinionista a commentarlo come un caso finto.
Non si sa, se è livore o è soltanto una semplice osservazione di pessimo gusto.
Fatto sta che la Lucarelli si lascia spesso andare a espressioni di questo tipo, attirando a se molti haters.
Dunque, perché giudicarlo così? Citando addirittura Erich Priebke.
A chi magari fosse sfuggito, l’uomo chiamato in causa, era un capitano delle SS, che insieme al comandante Kappler su ordine di Hitler, dopo il colpo realizzato da un gruppo di partigiani in via Rasella, decisero di trucidare  nelle cave delle Fosse Ardeatine 335 persone con dei colpi di fucile alla nuca, cinque in più rispetto al numero stabilito dallo Stato Maggiore tedesco, a causa di un errore dello stesso Priebke.
Ritornando invece alla questione trattata, forse, la soluzione più semplice che aiuterebbe oggi a iniziare un cammino di relazioni interpersonali diverso, è il rispetto.
Tentare di comprendere che colui che stiamo insultando, criticando e offendendo, è un essere umano, con una storia personale e  con dei propri sentimenti.
Questo è ciò che dovremmo tutti non dimenticare, né ignorare.
Non pretendiamo mica che Selvaggia Lucarelli si trasformi in Maria di Magdala seguendo il falegname che  duemila anni fa, divise la storia dell’umanità.

Maria Luisa Cozzolino, dicembre 2017  – © Mozzafiato

Ufficio Stampa