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Amarcord al veleno

La clamorosa eliminazione dell’Italia dai prossimi mondiali, per mano di una formazione decisamente mediocre come la Svezia orfana di Ibrahimovic, ci fa tornare indietro di sessant’anni riecheggiando la famigerata disfatta di Belfast. Una ancor più modesta Irlanda del Nord aveva strappato dalle mani degli azzurri il nullaosta per i mondiali del 1958, disputati proprio in Svezia. Una sorta di nostalgico Amarcord al veleno con tanto di perverso circolo vizioso.

Allora sarebbe bastato un pareggio per qualificare l’Italia ed era arrivata un’incredibile sconfitta, nonostante la presenza in attacco di assi oriundi come Ghiggia, Schiaffino, Da Costa e Montuori. Stavolta invece s’imponeva una vittoria per ribaltare il gol subito a Stoccolma ed è arrivato un pareggio a reti bianche.

In pratica tra andata e ritorno la nostra nazionale non è riuscita a segnare lo straccio di un golletto, sbattendo invano il muso contro un muro di lungagnoni legnosi che hanno rinunciato quasi subito ad attaccare, rintanandosi nel bunker e spazzando senza vergogna la propria area anche con grotteschi rinvii a campanile da sagra paesana. In pratica una dimostrazione di calcio vintage, che però si è rivelato indubbiamente efficace a fronte dei tentativi velleitari dei celebrati (in patria) attaccanti italiani, frettolosi e imprecisi e raramente in grado di scambiare la palla rasoterra per infastidire i macchinosi difensori scandinavi.

Neppure l’ignobile prestazione del direttore di gara Lahoz può essere chiamata in causa a parziale discolpa. Infatti il pessimo arbitro spagnolo, oltre ad aver sorvolato su due interventi dubbi in area svedese, ha chiuso entrambi gli occhi su due falli di mano piuttosto evidenti in quella italiana.

Ovviamente sono già partiti i processi, che chiedono a gran voce le prime esecuzioni sommarie. Ma, al di là della rituale e scontata caccia affannosa ai responsabili – tutti facilmente identificabili – bisogna riconoscere senza mezzi termini la mediocrità evidenziata a più riprese dai nostri presunti fenomeni a livello internazionale. Gratificata da un girone di qualificazione ridicolo (a parte la Spagna, fuori concorso), la nostra rappresentativa ha faticato fin troppo per garantirsi il secondo posto e l’accesso agli spareggi. E a questo punto sono venute a galla tutte le magagne, nonostante la relativa consistenza degli avversari designati dal sorteggio.

Da molte parti (anche non competenti…) si lamentano i presunti danni causati alla nazionale dall’eccessivo affollamento di giocatori stranieri nel nostro campionato. Ma è una scusa che non regge più di tanto. In Germania, Spagna, Inghilterra e Francia tale fenomeno è altrettanto vistoso ma evidentemente non incide sulle sorti delle rispettive nazionali. Per non parlare di Belgio, Croazia e Polonia, dove un campionato di livello piuttosto basso non impedisce la crescita di talenti indiscussi (esportati in tutta l’Europa) né l’allestimento di selezioni nazionali di tutto rispetto.

Con l’inatteso successo nello spareggio la Svezia spinge l’Italia nella stessa corsia di rianimazione dove è già ricoverata l’Olanda, l’altra grande malata del calcio europeo eliminata dagli stessi svedesi nel girone di qualificazione per differenza reti. Sarà curioso scoprire quanta strada – dopo aver messo in bacheca il prezioso scalpo di entrambe le ex-grandi – la formazione scandinava, in versione Padova anni Cinquanta, riuscirà a percorrere ai mondiali prima di essere rispedita a casa.

Gravissimi infine i danni del disastro azzurro per l’indotto mediatico. La prossima estate uno stuolo di addetti ai lavori sarà costretto a rinunciare a un mese circa di vacanze spesate in Russia. E la grande delusione si rifletterà certamente nella gogna a tempo indeterminato alla quale saranno sottoposti i responsabili veri e presunti dell’eliminazione.

 

Gino Delvecchio, novembre 2017 – © Mozzafiato

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