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Sgarbi – Michelangelo

L’anno scorso ho visto lo spettacolo “Caravaggio” e, uscendo da teatro, ho avuto una sensazione netta: Vittorio Sgarbi è un attivatore di energie artistiche.
La sua passione per la pittura e la scultura ci viene trasmessa in ogni singolo vocabolo che utilizza per descriverla.
Sicuramente è anche un affabulatore, ma bisogna  riconoscere a Vittorio Sgarbi l’abilità di farci innamorare dell’Arte:  riesce a far scattare all’interno della nostra parte emozionale una “libido”  per quello che ci presenta e stimola in noi la voglia di approfondire da soli, quello che abbiamo appena terminato di ascoltare dalle sue parole.
Un profondo conoscitore, un attento lettore delle forme e delle espressioni degli artisti, ma sopratutto un uomo che sa cogliere i loro aspetti più importanti, rapportandoli con la realtà attuale.
Ci ammonisce che le nostre nevrosi moderne sono un segno di decadenza e porta il paragone con la bellezza, la forza e l’energia di un tempo passato.
Questa volta con lo spettacolo “Michelangelo” ha fatto un passo in avanti come studioso e amante dell’arte e due passi indietro nella forma di espressione.
La sua “contradictio in terminis” è questa: parlando di pittura e scultura si esprime in maniera talmente raffinata da affascinare e lasciare esterrefatti  e, come affermavo prima, sa trasformarsi in un  “attivatore di energie artistiche”; d’altra parte però bisogna riconoscere che, quando s’infuoca, diventa talmente volgare, che un attore di “Gomorra” a suo confronto è un aristocratico dell’Ottocento.
Ma questo appartiene al segmento più profondo della sua personalità, una materia legata alla psichiatria, che unita alla sociologia, secondo il critico ferrarese, sono due scienze completamente inutili.
Durante la serata si è levato qualche sassolino dalla scarpa, trasformandolo in pietre pesanti e contundenti, lapidando politici, rappresentanti delle istituzioni e sopratutto i due architetti Fuskas e De Lucchi.
Molte volte riesce a trascinare il pubblico in risate fragorose quando fa della sana autoironia, affermando che lui è l’uomo più cacciato d’Italia, allontanato da incarichi universitari, comunali, parlamentari, aggiungendo che un primo ministro presente in sala (Silvio Berlusconi n.d.r.) affermava: ” Vittorio, tu non sei governabile” e precisando che lui rispose: ” Vero, io non voglio essere governato, voglio governare”.
Parlando dello spettacolo, possiamo dire che l’analisi di Sgarbi su Michelangelo segue una linea cronologica, che però si abbina anche alle trasformazioni espressive del genio del Rinascimento.
Dalla Pietà vaticana alla Pietà Rondanini, non passano solo più di cinquant’anni, ma scorre un universo di forme espressive che cambiano e si trasformano, tagli di luce che si susseguono. Dalla pietra levigata e lucente della Vergine, rappresentata come una fanciulla meditativa (figlia di sua Figlio Gesù Cristo) nella Pietà del 1499, all’assoluta modernità del “non finito”della Pietà Rondanini, dove la Madonna non sorregge solo il corpo di Cristo, ma anche la sua anima.

Baldassarre Aufiero, ottobre 2017 – © Mozzafiato

 

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