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Processo in excelsis

Se n’è andato in punta di piedi colui che ha inventato dal nulla la prima e più celebre cagnara televisiva di tutti i tempi. La scomparsa di Aldo Biscardi, demiurgo del Processo del Lunedì, riporta la memoria degli italiani all’alba degli anni Ottanta, quando questo rituale becero e sgangherato si era abbattuto come uno tsunami sul calcio italiano, facendo della polemica a tutti i costi il proprio credo irrinunciabile.

La trasposizione delle risse verbali da Bar Sport in uno spazio istituzionale come gli studi televisivi si era dimostrata un diabolico colpo di genio mediatico del giornalista molisano. Una trasmissione trash ante-litteram, che aveva catturato subito orde di teleutenti assetati di polemiche che prolungassero la liturgia della partita domenicale. Il calcio raccontato e commentato in maniera plebea, con urla, schiamazzi e intemperanze varie, che vedeva protagonista una schiera di sanguigni ultras spesso travestiti da addetti ai lavori. Il tutto orchestrato ad arte dal Mangiafuoco rossocrinito, capace di attizzare le diatribe più feroci nascondendo subito dopo la mano col cerino spento.

Per tre decenni in questa chiassosa arena è andata in scena la retorica più bieca, con trionfalismo e vittimismo in perenne altalena. Biscardi ha inventato il calcio chiacchierato, spesso a scapito della lingua italiana, messa oltretutto a malpartito dalla pesante inflessione dialettale del conduttore, tetragono a qualsiasi eventuale corso di dizione. Definita da qualcuno una via di mezzo tra una santa messa e una corrida, la trasmissione inventava e rinfocolava ad arte polemiche a getto continuo.

Questo teatrino dell’assurdo era diventato il palcoscenico privilegiato di personaggi appartenenti non solo al mondo del giornalismo, sportivo e non, ma anche a quello della cultura, dello spettacolo e ovviamente dei politici, sempre pronti ad azzannare qualsiasi pretesto per pavoneggiarsi sotto le luci di una ribalta populista.

Un alone di leggenda aveva circonfuso e regalato fama a diversi personaggi pittoreschi, inconsciamente votati al ruolo di guitti d’avanspettacolo e come tali sfruttati sapientemente dall’ineffabile Aldo. L’elenco è interminabile ma basta citarne alcuni a casaccio per rendere l’idea: Costantino Rozzi, vulcanico presidente dell’Ascoli; Ezio De Cesari, tonitruante caporedattore di un quotidiano sportivo; Giampiero Mughini, sedicente opinionista aggiogato al calesse della Vecchia Signora; Pasquale Squitieri, semisconosciuto regista di inverecondi spaghetti-western, più noto per il sodalizio nuziale con Claudia Cardinale. Ma anche personalità di un certo livello non si erano sottratte al rituale, primo fra tutti il rampante Silvio Berlusconi, che da neo-presidente del Milan aveva annusato la grande opportunità offerta al suo incipiente ruolo politico dalle comparsate nell’arena mediatica di Biscardi.

Poi era arrivata all’improvviso la caduta rovinosa, decretata dal terremoto di Calciopoli, quando alcune intercettazioni avevano certificato – nella marea di putridume emersa nell’inchiesta – le pesanti manipolazioni del luciferino Moggi sulla trasmissione. Da qui all’oblio il passaggio era stato davvero brusco e inarrestabile.

La scomparsa di Biscardi giunge tuttavia in un frangente di notevole valenza simbolica, proprio quando l’avvento del VAR sta trasformando in realtà l’idea della moviola in campo, per la quale il giornalista molisano si è battuto per anni a spada tratta fino allo sfinimento suo e dei telespettatori. Ora i diversi personaggi passati nel frattempo a miglior vita potranno accogliere a braccia spalancate il loro inventore per tornare a celebrare nell’alto dei cieli il sacro rituale del Processo del Lunedì. E alla moviola a bordo nuvola potrebbero chiamare a cimentarsi un VAR di carisma assoluto come San Pietro.

 

Gino Delvecchio, ottobre 2017 – © Mozzafiato

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