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L’erba del cugino…

Come largamente pronosticato, le tre sfide d’alta quota dell’ottava giornata danno al campionato uno scrollone energico e regalano un assetto insolito e imprevedibile al vertice della classifica. Il Napoli (24) prosegue imperterrito il percorso netto andando a sbancare di misura l’Olimpico, dove una pallida Roma consegna ai Ciucciarielli il bottino pieno, complice uno sciagurato assist involontario di De Rossi a Insigne. Lo scontro si rivela comunque meno scintillante rispetto alle attese soprattutto per colpa della capolista, che tiene in mano a lungo il pallino del gioco e soffoca sul nascere le iniziative dei giallorossi.

L’attesissimo derby meneghino trova il protagonista assoluto in Maurito Icardi che, confezionando un hat-trick da leggenda, si arrampica sulle spalle della Madonnina e manda l’Inter (22) in orbita a due passi dal paradiso, presidiato per ora dalle truppe partenopee. Due volte sull’altare, due volte nella polvere, i nerazzurri trovano il guizzo finale per una dissennata cintura di Rodriguez su D’Ambrosio, che manda sul dischetto la star della serata per il tris e il vantaggio definitivo. Come nei due pareggi dello scorso anno, la stracittadina milanese si risolve a un sospiro dal fischio di chiusura.

Dopo un discreto primo tempo chiuso in vantaggio, controllando senza problemi le sparute offensive dei rossoneri, nella ripresa i padroni di casa soffrono a lungo il ritorno quasi veemente dei cugini e, come spesso accade, il protagonista diventa Handanovic. Nonostante le abituali prodezze, la saracinesca slovena viene tuttavia perforata due volte, scontando gravi amnesie difensive e anche una buona dose di sfiga sul secondo pareggio. Poi ci pensa la follia finale del difensore rossonero a regalare la gioia ai tifosi della Beneamata, mentre il Diavolo precipita in un girone infernale (ovviamente) a una distanza ormai siderale dai vertici.

Vengono così prontamente rispediti al mittente gli inopportuni sproloqui e le smargiassate della vigilia da parte del nuovo Trio Lezcano (il solito Montella e gli ex avvelenati Fassone e Mirabelli). Tutti e tre impegnati a dispensare quotidianamente ai famelici media pillole di saggezza non richieste. Ma soprattutto pronti a sbirciare a tutte le ore nel prato del vicino (o, meglio, del cugino) per poi sentenziare che la sua erba non solo non è più verde ma fa veramente schifo. D’altronde, già prima del responso del campo, la ieratica invettiva di Mirabelli (“L’Inter deve avere paura”) si era meritata la lapidaria e impagabile replica alla Troisi (“Mo’ me lo segno”) di Luciano Spalletti.

Ma l’evento della giornata è l’imprevedibile caduta dello Juventus Stadium, bunker inespugnabile rimasto inviolato per un’eternità. A compiere il saccheggio sacrilego è l’impertinente Lazio, già responsabile della dolorosa sottrazione della Supercoppa dai gioielli di famiglia della Vecchia Signora. I romani mettono in riga i bianconeri con una rimonta irresistibile, superando indenni anche la follia perpetrata dallo scellerato Patric, che a pochi secondi dalla fine regala un rigore da neurodeliri ai tenutari del bunker. Come già con l’Atalanta, anche stavolta Dybala viene murato dal portiere avversario, che evita lo scippo di una vittoria meritatissima alla Lazio, ora coinquilina dei campioni al terzo posto (19).

Quasi che il calendario sia stato compilato da un genio del brivido, il prossimo turno riserva subito con perfida puntualità lo scontro al vertice tra Napoli e Inter al San Paolo, dove i milanesi sono a digiuno di successi da un ventennio. Impegni relativamente abbordabili per tutte le inseguitrici, che dovrebbero quindi riuscire a ridurre le distanze da almeno una delle prime due della classe.

Gino Delvecchio, ottobre 2017 – © Mozzafiato

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