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“STUPRO DI RIMINI: DALLA VIOLENZA CARNALE A QUELLA VERBALE”

Il branco si aggira nella notte quando sanno di non essere visti; sempre più simili ad animali rabbiosi, sanguinari e minacciosi, a caccia di soldi, sesso e dolore, sbranando la prima vittima che capita loro sotto mano…

Sembra l’inizio di un racconto degno di Stephen King, ma non è finzione, è quello che è successo (e continua a succedere) a Rimini, una delle mete turistiche più popolate del territorio nostrano.

La notte tra venerdì 25 agosto e sabato 26, due giovani turisti polacchi, passeggiavano lungo la spiaggia di Miramare, quando all’altezza del bagno 130, vengono circondati da 4 bestie notturne, che si sono scagliati prima sul ragazzo picchiandolo brutalmente e rubandogli portafoglio e cellulare, poi una volta steso a terra, incosciente, si sono occupati della giovane, trascinandola su un pedalò dove l’hanno stuprata a turno e poi spinta in acqua, come un oggetto “usa e getta”.

La giovane è stata la prima a “riprendersi dallo shock”, urlando per farsi sentire, chiamando aiuto, ha raggiunto il giovane ancora svenuto sulla passerella pedonale. I giovani turisti sono stati ricoverati all’ospedale Infermi, con la sola preghiera di tornare il prima possibile a casa, al sicuro. La stessa notte, una prostituta  transessuale di origine peruviana, è stata aggredita sulla statale di Miramare, si pensa che il branco sia lo stesso che abbia aggredito la coppia di giovani polacchi, in quanto coincidono con la descrizione e la dinamica dell’aggressione è la stessa: anche la prostituta è stata prima derubata e poi aggredita sessualmente, sempre a turno, esattamente come degli animali feroci e fuori controllo.

Fin ora le indagini proseguono a rilento per la difficoltà del caso e i mancati elementi per catturare i 4 ricercati. La vittima peruviana è riuscita a fornire una descrizione più dettagliata affermando che è in grado di riconoscerli se li dovesse vedere. Quasi certamente sono giovani immigrati, 2 con la carnagione olivastra e gli altri più chiari, si pensa che abbiano agito sotto l’effetto di alcol e stupefacenti.

A lasciare sotto shock, però, non è stata solo la notizia di un’aggressione così violenta, ma le denigranti parole che ha usato il 24enne Abid Jee (Islam), su Facebook, lasciando un commento (con altre parole) degno della violenza degli aggressori: «Lo stupro è peggio all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale…» Il giovane, che dal 2016 lavorava come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo (subito licenziato dopo l’infelice commento), con queste parole ha violentato l’integrità di tutte le donne del mondo ed ha fatto capire come certe culture, specialmente quelle che l’Italia continua ad accogliere giorno dopo giorno, vedano la donna come un oggetto, e non riescano a delimitare il confine tra il bene e il male. Sono proprio pensieri/convinzioni come queste che generano l’orrore di quanto accaduto alle vittime di Rimini.

Ma d’altronde le parole di Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, si stanno materializzando sempre più velocemente: «I migranti oggi sono l’avanguardia di questa globalizzazione, e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi», infatti è proprio quello che sta accadendo al territorio italiano, ormai lo stile di vita di certe culture basate sulla violenza si stanno affermando sempre di più. Da cui la rabbia del commento provocatorio (subito rimosso dai Social) del leghista Saverio Siorini, (ex)segretario cittadino di San Giovanni Rotondo: «Quando dovrà succedere alla Boldrini e alle donne del PD?»

Infine è triste pensare che quanto accaduto alle vittime sia utilizzato come strumento mediatico/politico per attaccare ed affermare ciascuno i proprio pensieri, senza vedere con lucidità quello che accade nel nostro paese, e non fare assolutamente nulla per fermarlo, ma, al contrario, alimentare sempre di più l’orrore e la criminalità che ci circonda.

 

Marianne Perez Lopez, agosto 2017 – © Mozzafiato

Foto  di copertina tratta dal film “La Ciociara” (1960) di Vittorio De Sica

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