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Il buono ed il cattivo.

C’è un immagine ed una frase che girano su tutti i media in queste ultime ore, dopo lo sgombero del palazzo di via Curtatone a Roma.

Da una parte c’è la frase incriminata di quel poliziotto, ora a rischio di essere sospeso, che riferendosi alle persone da sgomberare dice: “spezzategli un braccio”. Dall’altra parte l’immagine di un poliziotto che vedendo una donna in lacrime si avvicina e le dà una carezza in volto.

Sono due facce della stessa medaglia. Poiché entrambi i poliziotti erano lì ad eseguire un ordine, ovvero quello di sgomberare un palazzo occupato da centinaia di migranti.

Prese singolarmente, per come i media le hanno mostrate, non possono che far nascere una sola opinione comune: il poliziotto buono e quello cattivo.

C’è un però. Basterebbe solo contestualizzarle per capire che non è poi così bianco e nero come viene pitturato ma che ci sono diverse sfumature di colore.

Prendiamo il poliziotto cattivo che arriva lì per fare il suo lavoro e che si trova davanti decine di persone che si rivoltano agli ordini e lanciano oggetti contro le autorità. Un video mostra inoltre che sono state lanciate delle bombole del gas dalle finestre. Certo lui dovrebbe essere capace di gestire queste situazioni, ma ci può stare la tensione ed i nervi tesi, e quella frase forse lo rende semplicemente un po’ più umano. Dalle parole ai fatti d’altronde vi è un abisso. Detto ciò non giustifichiamo certo i soprusi perpetrati dalle autorità nel corso dei decenni e da condannare in toto.

Anche il poliziotto buono , in fin dei conti non è né un eroe né un santo. E’ un gesto di umanità molto lodevole e lo apprezziamo, ma anche lui era lì per sgomberarli e di certo non ha steso il tappetto rosso per farli uscire.

Questa situazione ben dimostra di come non si possa fare di tutta l’erba un fascio e di come dietro ogni divisa ci sia una persona, e le persone non possono essere tutte uguali.

Edoardo Colzani, agosto 2017 – © Mozzafiato

 

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