Home / LIFESTYLE / Un’ottava sopra tutti

Un’ottava sopra tutti

Ce l’ha fatta! L’ottavo sigillo a Wimbledon consegna definitivamente – qualora ce ne fosse bisogno – Roger Federer alla leggenda del tennis. Un successo immacolato (neanche un set perso) concluso, purtroppo per il pubblico, con una finale non all’altezza delle aspettative per l’evidente inferiorità dello sfidante Marin Cilic, la cui prestazione è stata oltretutto pregiudicata dalla sofferenza per una ferita al piede sinistro.

Ma la scarsa consistenza dell’avversario non toglie nulla all’impresa di Roger, così come nulla tolgono le cadute rovinose dei suoi avversari più prestigiosi nei turni precedenti. Guai fisici (ma non solo) per Murray e Djokovic ed ennesimo flop di Nadal sull’erba. A pochi giorni dal trentaseiesimo compleanno, lo svizzero compie un’impresa senza precedenti, mettendosi dietro le spalle l’arcaico William Renshaw e il suo idolo Pete Sampras, sette volte vincitori sui prati di Church Road.

L’apoteosi londinese conferma che questo è davvero l’anno della rinascita per Federer, dopo l’appannamento, gli infortuni e le soste forzate dell’ultimo biennio, che sembravano preludere a un declino inarrestabile. E adesso si trova addirittura a un passo dall’incredibile traguardo della ventesima vittoria nei tornei del Grande Slam. L’appuntamento è a fine agosto a New York, dove tutto può succedere…

Al di là della doverosa celebrazione dell’eclatante impresa sportiva, vale la pena sottolineare come anche in questo torneo la presenza di Roger abbia suscitato un richiamo irresistibile a ogni incontro, riscuotendo il supporto trasversale quasi unanime del pubblico sugli spalti. Da sempre una sorta di inusitata torcida planetaria accompagna e sostiene lo svizzero sempre e dovunque, garantendo il tutto esaurito in qualsiasi torneo anche nei turni preliminari e non solo in finale. Un tifo incondizionato senza frontiere, spesso addirittura a scapito dei beniamini locali, per un anomalo apolide della racchetta in possesso del passaporto onorario di tutti i paesi dove si esibisce.

In tre lustri di sfolgorante carriera il Paganini della racchetta ha regalato agli appassionati di tennis spettacoli indimenticabili sui campi di tutto il mondo, maneggiando lo strumento di lavoro come uno Stradivari. Ovviamente non sono mancate parecchie delusioni cocenti, soprattutto incrociando la ferocia agonistica di Nadal sulle sabbie mobili della terra battuta, campo di battaglia privilegiato per le altissime parabole uncinate dell’arrotino di Manacor. Ma l’approccio di Roger non è mai cambiato, sempre rivolto a deliziare la platea con la ricerca continua di colpi vincenti mai uguali a se stessi, mai trascurando il lato estetico. E tutto ciò, unito alla naturale correttezza e al rispetto estremo per gli avversari, ne ha fatto probabilmente lo sportivo più amato del globo.

Negli ultimi decenni la diffusione dilagante della pur efficace ma orrenda pratica del rovescio bimane ha prodotto guasti insanabili su diverse generazioni di tennisti e negli anni più recenti il gioco si è cristallizzato in una serie infinita di gesti monotoni, mirati a colpire la pallina con violenza sempre maggiore. E il tennis si è trasformato inesorabilmente in un atto di forza e pazienza con tanti saluti allo spettacolo. La presenza di Federer e di pochi altri è servita finora ad arginare questo appiattimento verso il basso ma la battaglia sembra ormai persa.

Sarà veramente un brutto giorno per il tennis quando il Divino deciderà di calare il sipario. Nessuno dei suoi tre celebrati avversari – tra l’altro non più giovanissimi – appare in grado di offrire lo stesso contributo di classe e compostezza. Accomunati dallo stesso tipo di gioco speculativo, basato sull’ossessiva ripetitività dei colpi in attesa dell’errore dell’avversario, tutti e tre possono garantire a tratti una certa eccellenza di risultati ma anche regalare tantissima noia agli spettatori.

E se la generazione di mezzo ha palesemente fallito senza offrire un adeguato ricambio, quella successiva non ha ancora espresso talenti in grado di alimentare eccessivi entusiasmi. E soprattutto niente di lontanamente paragonabile al Genio di Basilea. Che il santo protettore della racchetta ce lo conservi ancora a lungo!

 

Gino Delvecchio, luglio 2017 – © Mozzafiato

 

admin