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25 anni dopo

Oltre la retorica e la banalità delle parole abusate sulla morte e sul sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggi rimangono i fatti.

I fatti relativi agli attacchi velenosi da parte delle istituzioni dello Stato a questi due uomini, che noi innalziamo ad eroi, sbagliando, perché loro non si sentivano tali, ma solo a chiamati al loro dovere per il “Bene Comune”.

Nelle celebrazioni di questi giorni, si è dimenticato di dire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino montarono e arrivarono al maxiprocesso di Palermo con prove inoppugnabili, che resistettero fino in Cassazione.

In quel processo avevano intuito che la Mafia aveva radici lontane e che si erano prolungate in altre nazioni.

In effetti l’arresto di Tommaso Buscetta, la sua estradizione e la sua testimonianza ci fecero considerare come si era evoluta la strategia mafiosa, come stava cambiando.

Si, a Palermo è giunta nuovamente la Nave della Legalità, ma dobbiamo comprendere che oggi la “Storia” si sta ancora scrivendo (l’omicidio dell’altro ieri “docet”) e la “Verità” ancora non si conosce.

 

Baldassarre Aufiero, maggio 2017 – © Mozzafiato

 

 

Ufficio Stampa