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Venti di guerra

Ci sono modi e modi di festeggiare una ricorrenza. Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha deciso di celebrare il 105° anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore del Paese, con una parata militare in cui sono stati presentati al grande pubblico anche i nuovi missili. Un messaggio diretto agli Stati Uniti e a Donald Trump, che nei giorni scorsi avevano schierato parte della propria flotta nel Pacifico per un’ulteriore dimostrazione di forza: uno dei missili presenti alla parata militare, infatti, sarebbe capace di raggiungere le coste americane, per l’inizio di una guerra che gli stessi ufficiali nordcoreani non hanno escluso e alla quale si sono detti pronti in caso di necessità.

Ma è solo uno dei due fronti che vedono impegnati gli USA nell’ultima settimana. Trump era considerato un Presidente isolazionista, i suoi commenti sulla NATO e le organizzazioni internazionali in campagna elettorale avevano fatto presagire uno scarso impegno militare all’estero da parte americana. Fin qui è stato l’esatto contrario, almeno in questi giorni: navi nel Pacifico a parte, il Presidente si è schierato apertamente contro Assad in Siria dopo le accuse di aver effettuato un attacco chimico che ha ucciso diversi civili, effettuando bombardamenti, ed ha sfoderato un nuovo potentissimo missile per colpire miratamente l’ISIS in Afghanistan.

Probabilmente da anni non si viveva un clima di tale incertezza internazionale, anche perché Paesi come la  Cina, antagonista numero uno degli Stati Uniti e in questo caso “garante” della pace grazie alla propria alleanza con la Corea del Nord, non si sono particolarmente impegnati per stemperare gli animi. Ma se quella che è una semplice tensione, non si sa quando e non si sa come, dovesse evolversi in qualcosa di più concreto, saranno costretti ad intervenire. In tutto questo, non è nemmeno da sottovalutare la posizione della Corea del Sud, storicamente alleata statunitense e nemesi del vicino nordcoreano, sulla quale sono puntati i missili di Kim Jong-un. Nelle ultime ore il vice-Presidente americano Mike Pence si è recato proprio a Seul, un altro chiaro segnale della posizione inequivocabile degli USA nella questione.

 

Francesco Manzi, aprile 2017 – © Mozzafiato

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