Home / NEWS / Taca la bala / Resurrezione o suicidio assistito?

Resurrezione o suicidio assistito?

Concentrata totalmente nel sabato pasquale – che inevitabilmente favorisce un paio di resurrezioni miracolose, ma anche qualche… crocefissione – la tredicesima giornata di ritorno registra ben cinque pareggi e, tra le prime dodici in classifica, due sole vittorie. Come ampiamente previsto, la trasferta di Pescara non riserva sorprese alla capolista Juventus (80), che sbriga la pratica senza sprecare energie grazie a una doppietta di Higuain, liberato per due volte da un rimpallo favorevole a un paio di metri dalla porta avversaria. Quando la sfiga non concede tregua…

Dopo aver affossato qualche settimana fa le velleità di scudetto napoletane, l’Atalanta stavolta mette in croce la Roma (72), sprecona e sfortunata, costretta a inseguire il pareggio in rimonta all’Olimpico. Per i Lupacchiotti continua così il tormentato saliscendi tra speranze e delusioni. Nessun problema invece per il Napoli (70), che al San Paolo rifila un terno secco all’Udinese dopo un promo tempo sonnacchioso e si ritrova a due passi dal secondo posto.

Alle spalle del triumvirato al vertice solo pareggi e una sconfitta per le pretendenti all’Europa minore. A Marassi per due volte la Lazio (61) è costretta a rincorrere il Genoa e mantiene un distacco minimo sull’Atalanta (60) imbattuta a Roma. Stesso punteggio nell’incredibile derby della Madonnina, che lascia immutate le distanze tra Milan (58) e Inter (56). Chiude mestamente il corteo la Fiorentina (52), beffata a domicilio nel finale (una volta tanto) dall’inattesa resurrezione dell’Empoli.

In coda proprio l’esito del derby toscano provoca la disperazione del Crotone (21) che, dopo aver messo in fuga gli evanescenti fantasmi interisti, trova un insperato pareggio in rimonta in casa dell’ingordo Torino in vena di regali. Insignificante il pareggio casalingo del Palermo (16) col Bologna e senza storia il flop del Pescara (14) con la capolista.

Il rocambolesco pareggio nel derby meneghino all’ora di pranzo è frutto di una resurrezione del Milan, che riesce a salvare in extremis una partita largamente compromessa, oppure di un harakiri dell’Inter, che regala il pari dopo aver chiuso in cassaforte la vittoria? Decisamente più verosimile la seconda ipotesi. Si tratta in effetti di un suicidio assistito, prima dalle scelte opinabili di Pioli nel finale e poi soprattutto dalla sveglia al collo di Orsato. Un arbitro che sembra sempre costretto a dirigere le gare per punizione e cerca di scaricare sui giocatori la frustrazione per tale condanna.

Nel primo tempo i padroni di casa nerazzurri denunciano qualche esitazione di troppo in difesa, ma i cugini non sanno approfittarne e trovano anche un Handanovic piuttosto reattivo. Ma dopo la mezzora e un attimo prima del riposo due fulminei contropiedi interisti mettono al tappeto i rossoneri. Prima Gagliardini pesca con un lancio calibrato Candreva, che beffa Di Sciglio e Donnarumma fin troppo meditabondi sul da farsi. Poi è Perisic a darsela a gambe sulla sinistra servendo il facile tap-in a Icardi a un passo dalla porta sguarnita.

Nel secondo tempo controllo quasi totale della partita da parte interista – e tris sfiorato un paio di volte – mentre i milanisti non riescono a imbastire azioni decenti in attacco. Poi a una decina di minuti dal termine qualcosa scatta nella mente dei nerazzurri, che cedono inspiegabilmente e inesorabilmente terreno agli avversari, i quali trovano il gol della speranza con un tocco di Romagnoli in mischia. L’offensiva rossonera prosegue tambureggiante ma non sortisce alcun effetto anche nel lunghissimo recupero, quando i nerazzurri divorano invece un paio di occasioni in contropiede per chiudere i conti. E proprio sul gol fallito ignobilmente dal subentrato Biabiany si esaurisce anche il recupero del recupero, ma l’ottuso Orsato decide di proseguire a oltranza fino alla concessione del corner che porta i milanisti al’insperato pareggio di Zapata.

Comunque il misfatto finale al Meazza è l’ennesimo spot a favore dell’adozione del tempo effettivo, che solo il calcio si rifiuta di adottare tra gli sport di squadra (perfino il rubgy si è arreso da anni e lo utilizza,  seppure in misura parziale). La disparità di giudizio – spesso vistosa e troppo soggettiva – degli arbitri sui tempi di recupero sta producendo ovunque effetti deleteri, mentre gli organi competenti si guardano bene dal prendere in considerazione qualsiasi misura correttiva. Dopo la rivoluzione apportata negli anni Novanta dal divieto di retropassaggio al portiere, è questo il provvedimento auspicato dai veri appassionati che potrebbe rilanciare alla grande il calcio, ormai irrimediabilmente avvelenato da una sequenza infinita di sceneggiate e manfrine perditempo.

Al prossimo turno la Juventus attende il Genoa per applicare gli ultimi punti di cucitura a uno scudetto già inamovibile dal petto dei bianconeri. La trasferta di Pescara dovrebbe consentire alla Roma di mantenere almeno l’esiguo distacco sul Napoli, ospite nell’insidiosa tana del Sassuolo in ripresa. Impegni casalinghi piuttosto agevoli per Lazio e Atalanta contro Palermo e Bologna, mentre a San Siro il Milan non dovrebbe penare eccessivamente per sistemare l’Empoli a caccia di punti salvezza. Infine a Firenze i padroni di casa e l’Inter si giocano le ultime carte per rimanere agganciati al lento e macchinoso convoglio che porta all’Europa League.

Gino Delvecchio, aprile 2017 – © Mozzafiato

admin