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Chi ha paura del lupo cattivo?

Chi non ha mai sentito parlare della storia dei tre porcellini? Segregati nelle loro case per paura del lupo cattivo che, spietato, si aggirava intorno ai boschi pronto a causare stragi nei momenti più impensabili?

Ebbene, questa storia, per gli abitanti di Ferrara si è trasformata  in una triste realtà con la quale stanno “convivendo” da inizio mese.

Il killer di Budrio, Igor Vaclavic,  Ezechiele Norbert Feher o “lupo solitario”, (come si dice veniva definito in carcere), è un uomo 41enne,  di origine subotica; confine tra Serbia e Ungheria, dalle molteplici, dubbie identità, che di sicuro con l’animale del racconto, ha un identikit ben più azzeccato rispetto a qualsiasi altro.

Il weekend di Pasqua è stato per gli abitanti della zona una festività all’insegna della paura, in molti hanno deciso di non festeggiare pasquetta all’aperto proprio per il terrore di abbattersi in questa bestia che, solitaria, si aggira per i boschi e le paludi della zona.

La caccia al mostro è iniziata la sera del 1 aprile, quando il killer, (che vanta una lunga fedina penale, con alle spalle condanne per furti, aggressioni, stupri e ripetute entrate ed uscite dal carcere), entra armato in un bar nella frazione di Riccardina di Budrio (Bologna) con l’intento di rapinare, e uccide con un unico colpo mortale, calibro 9  di una Smith&Wesson argentata (sottratta la notte tra il 29 e il 30 marzo ad una guardia della Securpol), il proprietario del locale: Davide Fabbri, che tentò di lottare, sfilando l’arma all’assassino per difendere sua moglie. 

In seguito, circa una settimana dopo, scappando alla guida di un Fiorino bianco, sulla strada provinciale Mondonuovo a Portomaggiore, uccide verso sera (sabato 8 aprile) una Guardia Ecologica Volontaria: Valerio Verri (62 anni), e ferisce gravemente anche l’Agente della Polizia Provinciale: Marco Ravaglia (53 anni), che è stato in grado di identificare l’aggressore, il quale era stato fermato dai due colleghi di pattuglia, per un casuale controllo antibracconaggio.

Da allora, poche tracce ha lasciato il “lupo solitario” di sé: alcuni indumenti con abbondante tracce ematiche, e una connessione a internet  avvenuta il 9 aprile, tramite utenze a nome di altre persone, grazie al quale è riuscito a collegarsi su Facebook (probabilmente per cancellare immagini/prove compromettenti), questi dettagli fanno pensare che l’uomo, non solo sia ferito, ma che potrebbe vantare dell’aiuto di uno o più complici.

Le abbondanti piogge e la grandine del fine settimana, non hanno di certo giocato a favore della polizia, cancellando alcune delle tracce molecolari che i cani avevano fiutato.

Ma le forze dell’ordine non si arrendono: al momento sono in atto incessanti controlli in tutta l’area della “zona rossa”  con un impiego di ben 150 carabinieri per turno, cani molecolari, droni, elicotteri e rotazioni dei turni notturni delle farmacie, sempre aperte per evitare che il latitante entri a procurarsi medicine e materiale medico.

La domanda come sempre sorge spontanea, si potevano evitare queste vittime, questa strage? La risposta è Sì, la regola è sempre la stessa: “curare è meglio che lamentare”, il noto killer è stato espulso dal nostro paese, il 24 maggio 2011 dal giudice Monica Bighetti e poi nel 2015, a seguito di 15 giorni di detenzione nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione, nel quartiere San Paolo di Bari), gli era stato “chiesto” di abbandonare l’Italia sulla parola…

Marianne Perez Lopez, aprile 2017 – © Mozzafiato

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