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BAR BAHR – LA PERLA CINEMATOGRAFICA DEL MEDIO ORIENTE

 

 

Il titolo originale di questa pellicola, “Bar Bahr”, ha una strana peculiarità: in arabo significa “Fra terra e mare”, mentre in lingua ebraica si traduce “ne qui ne altrove”, quasi a rimarcare le profonde differenze fra queste due culture costrette a convivere sotto lo stesso tetto.

Rischiando di danneggiare questo stupendo prodotto cinematografico, insignito di ben tre riconoscimenti a livello internazionale, coloro che si sono occupati della distribuzione in Italia hanno preferito appioppargli un titolo orrendo come LIBERE, DISOBBEDIENTI, INNAMORATE, che fa pensare più a una commediola italiana tratta da un libro di Moccia piuttosto che a un film da 32 carati.

Come vorrebbe il titolo originale, dal bagnasciuga di quel Medio Oriente, sanguinolento e stremato da decenni di scontri mai sedati, fa capolino una vera e propria perla, che focalizza l’attenzione sulla vita di tre giovani donne palestinesi.

Leila, avvocato penalista, innamorata della sua vita senza legami, Salma, una dj che per campare si arrangia fra cucine e bar, e Nuur, una studentessa di informatica, figlia di una famiglia molto conservatrice e fidanzata con un fanatico religioso.

Tutte e tre si trovano sotto lo stesso tetto nella liberale Tel Aviv, in cerca di una difficile emancipazione all’interno della società araba, in cui il sesso femminile di certo non detta legge (e solo Dio o Allah… o chi per essi… sanno in quale società questo avviene…)

Confezione e messaggio di questo film potrebbero definirsi veristi o neorealisti.

Ogni singola immagine di questa pellicola mostra allo spettatore uno spaccato fin troppo veritiero della società israelo-palestinese, ma non solo: permette allo spettatore di porsi un pesante interrogativo riguardo la società in cui vive, ossia:

Com’è essere donna nelle nostre società?”.

Non occorre essere antropologi, sociologi o suffragette per rendersi conto che le nostre sono tuttora società marcatamente patriarcali; in alcune è più evidente e si manifesta apertamente, in altre si dà l’illusione della parità, a patto che la libertà della donna non travalichi mai i limiti imposti dall’Uomo. Se ciò accade la punizione può essere umiliante (come lo stupro) o può sfociare in maniera ancor più drammatico in quel che i media definiscono “femminicidio”. 

Quel che la Donna, anche in questa pellicola, sta cercando di fare è sottrarsi al giogo dell’Uomo per poter finalmente vivere la propria libertà secondo le proprie regole, senza imposizioni dettate dalla famiglia, dal credo religioso o dalla società stessa.

Questa perla mediterranea è un bellissimo e acuto grido di libertà. Un faro che dovrebbe far luce su una situazione che fingiamo di non vedere. Una storia ben costruita e perfettamente raccontata con un duplice fine: chiudere col passato e costruire un nuovo futuro di vera uguaglianza fra i sessi.

Utopia? Per una società migliore possiamo solo augurarci che non lo sia…

Correte a vederlo.

Il solo finale vale il prezzo del biglietto…

 

Sonny Delvecchio, aprile 2017 – © Mozzafiato

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