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Bisogna saper vincere!

Alla nona giornata di ritorno (che non registra neanche l’ombra di un pareggio) la sfida di cartello tra Juventus e Milan nella fossa dei leoni torinese regala un finale thrilling. Un altro successo della capolista, meritato ma arrivato ancora per vie… traverse. Stavolta tocca al fischietto ligure Massa, che – dopo la botta e risposta di Benatia e Bacca nel primo tempo – a tempo praticamente scaduto assegna ai bianconeri un rigore piuttosto dubbio, trasformato da Dybala, scatenando le ire dei rossoneri nel dopo-partita.

Ormai è assodato che la classica partita maledetta, nella quale il pallone, per i motivi più disparati, non si decide mai a entrare nella rete avversaria, è un tipo di situazione del tutto sconosciuta (forse vietata) alla Vecchia Signora, che alla fine trova sempre il bandolo della matassa grazie a qualche capriccioso intervento dell’Olimpo pallonaro. Solo durante l’assedio di Troia gli dei erano così smaccatamente schierati a favore dei più forti.

L’ennesimo “furtarello” perpetrato dai bianconeri suona ancor più beffardo, dato che stavolta la vittima è proprio un ex-alleato della cosca torinese. In questa stagione il Milan ha avuto finora scarsi motivi per lamentarsi dei direttori di gara e, in buona compagnia, ha sempre bollato come stucchevoli ed eccessive le lamentazioni di altre squadre per i torti arbitrali. Ma adesso, dopo Inter e Napoli, anche i rossoneri vanno a ingrossare le file dei piagnoni di rango elevato (quelli di basso lignaggio vengono tartassati regolarmente tra l’indifferenza generale).

Bisogna saper perdere. Questo monito più che scontato, lanciato a più riprese dai padroni del campionato, tuttavia non trova mai replica nelle insopportabili orge mediatiche con un invito, altrettanto banale ma certamente doveroso, a vincere mostrando meno arroganza e maggiore serenità di fronte all’evidenza di certi episodi controversi. Al contrario, siamo purtroppo costretti ad accettare continue lezioni di vita da gente pronta a vendere, se non la mamma, quantomeno una zia a caso per una rimessa laterale a favore.

Un individuo di reputazione non proprio cristallina come Buffon detta con sussiego regole di deontologia professionale agli avversari che non accettano passivamente i verdetti malavitosi sanciti sul campo dal fischietto dei valletti proni ai savoiardi. Un campione di classe indiscussa come Dybala non si vergogna di coltivare una passione insana per la ruzzola, ereditata dal predecessore e maestro Nedved, mai abbastanza detestato per l’incredibile numero di rotoloni e convulsioni dopo ogni contatto pur lieve con gli avversari.

Comunque al termine della giornata il vertice della classifica si presenta del tutto immutato, visto che al successo della Juventus (70) fanno eco quelli altrettanto in chiaroscuro di Roma (62) e Napoli (60). A Palermo i giallorossi fanno un sol boccone dei siciliani, che incassano una tripletta ma si vedono annullare dal solito Rocchi una rete iniziale regolare. Al San Paolo la stessa sorte tocca al Crotone, punito dal Napoli anche con un paio di rigori (uno molto generoso).

Rimane saldamente avvinghiata al quarto posto la Lazio (56), che nel posticipo all’Olimpico viene a capo del Torino solo nel finale. Risale ancora l’Inter (54), che nell’altra sfida d’alta classifica sbriciola e scavalca l’Atalanta (52), seguita a sua volta dal Milan (50). Niente di nuovo in zona retrocessione, con le concomitanti battute d’arresto del Pescara (12), che cede in casa all’Udinese, e dei suddetti Crotone (14) e Palermo (15). Resta ancora fuori tiro l’Empoli (22), pur schiantato in casa dal Chievo.

Dopo la cinquina di Cagliari, la Beneamata rifila un settebello all’Atalanta che, scesa al Meazza con intenzioni più che bellicose, paga con interessi da strozzini la vittoria dell’andata che aveva avviato una cavalcata quasi inarrestabile degli orobici. Dopo un quarto d’ora iniziale altalenante, con entrambe le squadre a passo di carica, uno tsunami nerazzurro si abbatte sull’impalcatura allestita dall’astioso Gasperini e l’area dei Lanzichenecchi viene messa a ferro e fuoco con cinque reti nel giro di una ventina di minuti.

Un record che travolge le certezze della difesa atalantina, apparsa spesso in palese difficoltà nel decifrare le palle lunghe lanciate verso un mobilissimo e caparbio Icardi. Il computo finale si riassume in due triplette (Icardi e l’inedito Banega), alle quali si aggiunge la ciliegina dell’ex Gagliardini, sempre più signore del centrocampo interista. Dall’altra parte arriva un solo squillo di risposta da parte di Freuler che, poco prima del riposo, trova un’autostrada in area nerazzurra grazie anche a uno scivolone di Medel.

La ripresa si riduce a pura accademia e serve solo per far lievitare il punteggio a favore dei padroni di casa, che si limitano a una comoda passerella senza infierire più di tanto sui malcapitati avversari. Oltre alla scontata standing ovation per i due protagonisti argentini, vale la pena di segnalare il coro di consenso della curva per il “normalizzatore” Pioli. Una risposta eloquente a sostegno del tecnico emiliano che, a dispetto dell’eccellente lavoro svolto finora, viene quotidianamente insidiato e assillato dalle insinuazioni viscidamente destabilizzanti dei media che sponsorizzano l’arrivo in panchina di vari personaggi più o meno graditi.

Al prossimo turno la Juventus torna a Genova (già teatro di una della sue quattro sconfitte esterne) per affrontare una Sampdoria in serie positiva da diverse giornate. Vedremo se anche stavolta Giampaolo preferirà scansarsi da codardo (e alla faccia della correttezza) in vista della trasferta successiva in casa interista. Ancora impegni piuttosto agevoli per la Roma, che riceve il Sassuolo in crisi, e per il Napoli in gita a Empoli. Trasferta non impossibile per la Lazio a Cagliari, mentre l’Inter è di scena a Torino contro i discontinui ma sempre insidiosi granata. Infine l’Atalanta è attesa a una pronta riscossa casalinga col Pescara, così come il Milan che ospita il Genoa deluso dal derby.

Gino Delvecchio, marzo 2017 – © Mozzafiato

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