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Rigopiano (omelia di periferia)

“Sono nato in montagna, ho camminato sulle vette e ho visto il cielo più vicino.

Ma ho anche ascoltato il rumore di una valanga, forte come un tuono senza fine, potente come un’onda altissima. Ti lascia senza respiro quando termina, ma anche cieco, stordito, non riesci a vedere quello che hai attorno.

Penso alle persone che sono state intrappolate nel hotel Rigopiano, nelle tenebre, attendendo un segnale, un bagliore, una piccola fenditura e rifletto sull’uomo di oggi o forse di sempre, confuso, sofferente, in attesa di un piccolo pertugio per poter vedere una luce, una speranza.

Un uomo cieco che vuole aprire gli occhi sul senso della Vita, un uomo che, disperato si getta nella rete, nel web, per incontrare qualche altro pesciolino come lui, per nuotare nella trappola dell’acqua.

Gesù, da buon pescatore di uomini, ti apre un pertugio per portarti alla luce.

Gesù ti salva da questo oceano di neve sconfinato e ti riscatta dal tuo naufragio.

Gesù è colui che attendevi.

Gesù è il respiro oltre la soglia, quello che ti salverà”.

(Quando mi culli in un abbraccio ogni paura è cancellata
e io ritrovo in te da sempre,
l’amore della mia vita,
il cielo e la sua riuscita).

[Arisa – L’amore della mia vita]

Fra Umberto, omelia di domenica 22 gennaio 2017 – © Mozzafiato

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