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M5S: tra scivoloni e infortuni seri.

Voglio cominciare questo articolo continuando a ripetere un’espressione riuscita, che ha suscitato molta ilarità tra i lettori del nostro giornale.

Come già scrivevo le gaffe dei leader di questo movimento “sono numerose come le stelle nel cielo” (Genesi 22, 17). Alcune sembrano barzellette, raccontate anche male. Dall’esistenza delle sirene, al finto atterraggio lunare, ai microchip nel corpo umano.

Oggi ci troviamo di fronte al triplo “salto mortale” di Luigi Di Maio con il congiuntivo, che ha scatenato l’ironia della rete.

D’altronde anche il suo collega Di Battista è “portatore sano” di questa malattia, la congiuntivite.

Ricordiamo l’ultima: ” Io voglio che i cittadini devono votare”.

Ma questi sono semplici scivoloni. Mica si nasce tutti Professori. E poi, il loro essere sgrammaticati e sintatticamente scorretti è un segnale ben preciso della loro “purezza e onestà”.

Loro, come i contadini di un tempo, conoscono la saggezza delle cose nella semplicità quotidiana. L’esprimersi in maniera forbita e corretta, la lasciano agli intellettuali di sinistra, a quei radical chic capaci solo di scaldare le poltrone del potere e di riempirci di vacue parole.

Guarda che mi tocca fare, l’avvocato di Dibba e di Gigino (me tapino!).

Ma lasciando stare gli scivoloni, senza neanche la buccia di banana, parliamo brevemente degli infortuni seri.

Dalla giuria popolare per i media, alla battaglia contro l’euro a Bruxelles al suo diniego e ritorno (Farage -Alde-Farage), concludendo con il premio di produzione  ai manager dell’Atac.

Tutte situazioni che denotano la grave incapacità e il continuo disorientamento di questo movimento.

Credo che il M5S non è differente dai partiti tradizionali, ma rappresenta la loro febbre. Essi sono il segno della crisi.

In un paese come il nostro, dove tutti hanno diritti e pochi hanno dei doveri, nella nostra società frammentata, dove la corporazione detta legge, ho timore che a breve saliranno al potere, distruggendo il buono che rimane e facendoci sprofondare in un burrone, che per fortuna avrà una fine.

“Tutto andrà bene alla fine. Se non va bene, allora non è la fine”.
(John Lennon)

Baldassarre Aufiero, gennaio 2017 – © Mozzafiato

 

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