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Amore, do sine des?

“L’AMORE QUALIFICA CHI AMA, NON CHI È AMATO”

Questa frase continua a riecheggiare da qualche Messa natalizia e non riesce a cancellarsi dalla memoria; un motivo ci sarà. Forse perché è semplicemente vera. Oppure perché è palesemente falsa.
In quel contesto il pensiero andò immediatamente all’amore del benefattore, del genitore, dell’altruista (e alla frequente ingratitudine dei benefatti, dei figli, degli egoisti); ma penso di poter agevolmente estenderla all’amore fra gli uomini e le donne.
L’amore arricchisce colui da cui proviene, anche se sembra che lo impoverisca; fa gioire ed esultare chi lo emana, anche se spesso lo fa piangere e disperare.
Certo, è un gran bel beneficio anche per chi lo riceve, ma minore; a meno che non lo ricambi in egual misura. È però cosa rara: l’amore reciproco e paritario è più l’eccezione che la regola; anche se, quando c’è, ne è la forma sublime.
Nella parola amore però è implicita una certa bilateralità, un feedback; almeno iniziale. Altrimenti è devozione, adulazione, fanatismo, servilismo..sentimenti molto meno nobili..
Allora, con tale premessa, è bello anche amare senza più-apparentemente-un ritorno, è bello dare senza pretendere di ricevere, è bello continuare a esser generosi anche nella sola speranza di essere compresi e ricambiati. Non è masochismo, né buonismo a perdere (almeno finché il destinatario non deride o sfrutta la situazione); infatti, se l’amato non è proprio gretto, solitamente ne è lusingato e compiaciuto, indipendentemente dal farlo capire.
Certo, l’amore dovrebbe essere contagioso, fecondo.
Cosa c’è di meglio che accogliere-passionalmente e fisicamente, intendo-chi porta amore, restituendone almeno una parte.
Ma ahimè spesso così non è, soprattutto in questi nostri tempi oscuri e in questi nostri mondi rovesciati: quante volte si preferisce (e fin si pretende, nonché si elogia) l’amore ricevuto piuttosto che quello donato; quanti (e quante!) ‘amanti’ preferiscono chi vuol usare o abusare a chi vuol amare..salvo poi pentirsi quando è troppo tardi.
‘Amor ch’a nullo amato amar perdona’…mah, dopo così tanti secoli mi permetto di dubitarne; fortemente.
Lo Stil Novo par ora il disamar senza motivo.

Il Conte, gennaio 2017 – © Mozzafiato

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