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Satelliti umani

I GRAVITONI SOCIALI

La gravità è la legge fondamentale. Fu la prima ed unica legge quando il Tutto ebbe inizio; sarà l’ultima ed unica legge quando il Tutto avrà fine. 
Forse in  fondo è proprio questa La legge; quella legge del Tutto che i fisici moderni, dai relativisti in poi, vanno cercando. Forse è il Tutto, la forza che unisce le altre forze, la legge che unisce le altre leggi. Forse è la forza e la legge di Dio.
Poteva tale potenza mancare nei rapporti sociali?
Si è forse già detto della attrazione a sfondo erotico che-buon per loro-gli uomini grossi, o gonfi, o persino anche solo grassi esercitano sulle (su alcune, per onestà) donne: un ‘risulto di stazza’, di peso, o anche solo di densità di massa, che sembra quasi aver appunto a che fare più con la gravità e con la tangibilità della fisica, che con la mente e con l’impalpablità dell’anima.
Qui si dirà invece dell’attrazione che esercitano gli uomini sugli uomini (e  forse le donne sulle donne, ma sembra meno evidente); e indipendentemente da qualsiasi retroimplicazione sessuale. Si tratta dunque di una gravità non legata al peso o alle dimensioni, ma alla dominanza. O meglio, legata alla sudditanza, che alcuni soggetti sembrano subire nei confronti di altri.
Costoro a dir il vero più che subire paion godere nell’essere subalterni, in quanto si trovano nella condizione di adepti, di veneratori nei confronti di qualcuno, che peraltro solitamente non è affatto eccelso, ma solo di poco migliore. Si tratta di satelliti, appunto, che ruotano intorno al loro pianeta e solo grazie a questo gravitano intorno ad un ben più influente astro, del quale entrambi sono succubi. Un satellite è destinato a rimanere tale, guai se provasse a gravitare intorno ad una stella: ne verrebbe risucchiato, distrutto, annientato.
Questi piccoli uomini, incapaci di moto proprio e persino di quiete propria (cioè incapaci di andare, di fare-e persino di stare-da soli) si trovano un ‘amico’ solo un po’ più autonomo e un po’ più autorevole di loro e vi stanno sempre attaccati.
Attenzione però, anche il gravitato ha bisogno del gravitante; se ne vanta e se ne bea come di una conquista, sentendosi così più importante; e tanto più importante quanti più gravitoni ha nella sua orbita, che gli fanno comodo poiché sono spesso la causa dei suoi-rari-successi e diventano sempre la colpa dei suoi frequenti insuccessi.
Insomma pianeti e satelliti sono due gradazioni della stessa dipendenza, come i gradi bassi o medi di una qualsiasi gerarchia. Al pari degli astri in fondo, che si adornano di entrambi facendoli gravitare intorno a sé, come fanno in fondo gli ufficiali superiori con gli inferiori.
I corpi celesti (ed umani) più pregiati ed eleganti, piacevoli e simpatici sembrano così essere le comete, che non hanno e non vogliono e non hanno bisogno di satelliti (né di pianeti) intorno a red per risplendere, e il cui astro gravitazionale, se c’è, è poco più di un lontano riferimento. Muovendosi apparentemente senza meta, sembrano immuni della schiavitù della gravità, attiva o passiva (cioè generata o subita) che sia, rinunciando agli agii della via tracciata; non necessitano e non si soddisfano di satelliti intorno nel loro nobile vagare, nelle loro lunghe orbite che attraversano-e  a volte scontrano-i piccoli mondi dei pianeti e dei loro servi fedeli.
Un fulgido esempio di libertà e di indipendenza.

Il Conte, dicembre 2016 – Mozzafiato Copyright

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