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I figli del deserto

Dopo la diciassettesima e diciottesima giornata, la classifica del campionato si presenta alla pausa di fine anno con un volto incompleto. Infatti il turno infrasettimanale a ridosso della vigilia di Natale deve fare a meno di Juventus e Milan, che – impegnate a contendersi la Supercoppa italiana in Qatar – solo all’inizio di febbraio potranno disputare le rispettive trasferte a Crotone e Bologna. E chissenefrega della regolarità del campionato, che – già reso frammentario a furia di “spezzatini” imposti con protervia dalla Dea Tv – viene pure messo in parziale standby per un mese e mezzo.

La brillante idea della gita programmata con rara sagacia ai confini del deserto arabico (un antipasto dei mondiali 2022) rende abbastanza surreale questa sfida, ben remunerata a suon di petrodollari, tra le due sedicenti superpotenze italiche. Tale impressione è confermata anche dal tono stucchevole e melenso delle dichiarazioni dei protagonisti, impegnati a lodarsi e imbrodarsi a vicenda senza ritegno prima della gara. Per la cronaca il trofeo lo portano a casa un po’ a sorpresa i rossoneri ai calci di rigore, infliggendo il secondo sgarro stagionale ai pentacampioni d’Italia.

In ogni caso la Juventus (42) diventa campione d’inverno con largo anticipo dopo essersi aggiudicata di misura la sfida casalinga con la Roma, che sale invano a Torino per tentare di sfatare il tabù dello Juventus Stadium. Ancora una volta i Lupacchiotti famelici vengono respinti da una Vecchia Signora bruttina ma estremamente efficiente, che capitalizza il gol iniziale di Higuain difendendolo senza particolari affanni fino alla fine.

La delusione dei giallorossi per l’esito dello scontro al vertice viene smaltita subito a spese del Chievo, che prima spaventa l’Olimpico ma poi viene domato con una tripletta. Alle spalle della Roma (38) perdono qualche colpo il Napoli (35) e la Lazio (34), che comunque per ora scavalcano il Milan (33), bloccato a San Siro sul nulla di fatto dall’Atalanta (32) prima di partire verso l’oasi di Doha.

Negli ultimi tempi, dovunque si esibiscano, i Ciucciarielli scatenano fuochi d’artificio. Al San Paolo tramortiscono il Torino con una cinquina (poker del folletto Mertens!), alleggerita parzialmente dai granata solo nel finale. Lo spettacolo pirotecnico itinerante si sposta quindi a Firenze, dove i partenopei vanno due volte in vantaggio ma poi rischiano la disfatta, scongiurata solo grazie a un rigore nel recupero. Doppio turno contraddittorio anche per i laziali, che all’Olimpico liquidano la Fiorentina al termine di uno scontro durissimo ma poi al Meazza subiscono una severa lezione da parte dell’Inter resuscitata.

In coda il Crotone (9) – archiviata la sconfitta di Udine e rimandata la visita letale della capolista – viene agganciato dal Pescara che, umiliato in casa dal Bologna, trova il pareggio all’ultimo respiro nello scontro esterno col Palermo (10), a sua volta reduce da una rimonta da fantascienza nella tana del Genoa. Resta a una certa distanza dalle sabbie mobili l’Empoli (14), che sfrutta il turno casalingo a spese del Cagliari ma poi a Bergamo viene beffato in rimonta sul fischio finale.

Nonostante lo scetticismo generale, la Beneamata torna a fare capolino ai margini della zona nobile della classifica. Il doppio successo in casa del Sassuolo e al Meazza con la Lazio è un regalo di Natale quasi inatteso per i tifosi bauscia.  Il bottino pieno guadagnato (dopo tre mesi di digiuno in trasferta) a spese degli emiliani, falcidiati dalle assenze, costa non poca fatica pur essendo il minimo consentito dalla legge. Il tiro vincente di Candreva subito dopo l’intervallo è il classico topolino partorito da una montagna di occasioni puntualmente scialacquate dai milanesi. Stranamente la difesa soffre meno del solito ma forse il merito va ascritto alle assenze tra i neroverdi.

Ma per la settimana natalizia i nerazzurri tengono il botto in canna e lo sparano al Meazza, schiantando con un terno secco una Lazio salita a Milano con legittime intenzioni bellicose. In effetti il primo tempo è da brividi, con i romani vicinissimi al vantaggio almeno in tre occasioni e rare repliche dei padroni di casa, che comunque riescono a non mollare sulle folate improvvise degli ospiti, spinti dalle incursioni di un indiavolato Anderson. Il merito dello scampato pericolo va attribuito soprattutto al solito Handanovic e a Miranda, tornato improvvisamente a guidare da gran signore la retroguardia interista.

Pochi minuti dopo l’intervallo lo spartito cambia bruscamente e la sfida si tinge totalmente di nerazzurro. Lo spartiacque è un tiro vincente da fuori di Banega, al quale si aggiunge nel giro di una decina di minuti una doppietta letale di Icardi. Lo stadio ammira allibito l’incredibile metamorfosi dei milanesi (D’Ambrosio, per esempio, azzecca persino un cross, come non gli accadeva dalle elementari), i quali non mollano più la presa alla gola dei laziali, completamente in bambola e vicinissimi a una punizione più severa.

Certamente è troppo presto per gridare al miracolo (con la Beneamata le smentite sono sempre dietro l’angolo), ma forse Pioli è riuscito a trasformare un’accozzaglia di sbandati in una squadra “normale”. La prova del nove è rappresentata dalle quattro sfide abbordabili che i nerazzurri sono chiamati a vincere prima di avventurarsi nell’antro della strega zebrata.

Luigi Delvecchio, dicembre 2016 – Mozzafiato Copyright

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