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ANIMALI NOTTURNI

Se si scartabellano le programmazioni dei cinema, non passa inosservata la seconda opera di Tom Ford che, dopo A Single Man (2009) veste nuovamente i panni del regista, per cimentarsi con una nuova impresa: trasformare il romanzo di Austin Wright (Tony e Susan) in un film capace di leggere in una chiave quanto mai originale una delle malattie che attanagliano sempre di più l’essere umano: l’infelicità.L’approccio al film è senza alcun dubbio favorito da un ottimo trailer, peculiarità divenuta quanto mai indispensabile per insinuare nello spettatore non la volontà, bensì la necessità di vedere una qualsiasi nuova pellicola.

Il film ha come protagonista una celebre gallerista (Susan Morrow), che sta per essere sopraffatta da dall’insoddisfazione, figlia di una vita ormai infelice, accuratamente mascherata dagli agi e dalla ricchezza che la circondano. Inaspettatamente Susan riceve un manoscritto partorito dall’ex-marito Edward Sheffield, di cui aveva completamente perso le tracce da vent’anni.

Il romanzo è intitolato Animali Notturni.La solitudine forzata di un weekend, in cui Susan viene abbandonata da Ray, il secondo e attuale marito, il quale con la classica scusa del viaggio di lavoro lascia la città per spassarsela con la giovane amante, permette a Susan di iniziare a leggere il romanzo di Edward. Il titolo che capeggia in copertina e la dedica interna non lasciano spazio ad altre ipotesi se non che sia interamente dedicato a Susan che, come spiega nel corso del film, ha da sempre un rapporto poco ortodosso con Morfeo, il signore del sonno, e per questo viene definita da Edward un animale notturno.

Mentre è immersa nella lettura di questo thriller mozzafiato, il romanzo si mischia e s’intreccia al presente e al passato di Susan, facendo riaffiorare il passato con Edward, il loro primo incontro, il matrimonio e il fallimento di quest’ultimo, dovuto anche grazie (o a causa) della comparsa di Ray nella vita di Susan.

Amy Adams interpreta magistralmente il personaggio di Susan, riuscendo a tenere lo spettatore incollato al proprio sedile, svestendosi poco a poco del cinismo accumulato nel corso degli anni durante un lento e inesorabile cammino che la porterà a ritrovarsi davanti allo specchio senza riconoscersi più. Il romanzo di Edward tocca le corde più sensibili (e le ferite ancora aperte) di Susan, che più va avanti nella lettura e più si ritrova catapultata in una storia di disperazione e ricerca di giustizia, immaginandosi l’ex marito Edward nei panni del protagonista del romanzo, Tony.Più il romanzo scorre e più Susan si riavvicina spiritualmente a Edward, come se il manoscritto fosse una sorta di filo di Arianna, che la potrebbe condurre fuori da quel labirinto di insoddisfazione e infelicità in cui la sua vita si è smarrita.

Una grande Amy Adams e un toccante Jake Gyllehall nella duplice veste di Edward e Tony sono i pilastri attorno a cui ruota il film, impreziosito altresì dall’ennesima sensazionale prova di recitazione di Micheal Shannon, già candidato agli Oscar 2009 come miglior attore non protagonista per Revolutionary Road, con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. Nei film, la cui trama ruota attorno a una coppia in crisi, Shannon è il certificato di garanzia riguardo l’assoluta qualità del prodotto; scelta che non fa certo rimpiangere la produzione di aver optato per lui nei panni del detective Bobby Andes, anziché scegliere Joaquin Phoenix.

Ma il fiore all’occhiello di questa pellicola è senza dubbio Amy Adams, ormai un’icona conclamata dello star system hollywoodiano, con la peculiarità dei mostri sacri del Cinema quali Katharine Hepburn o Meryl Streep, ossia il sapersi migliorare ed evolvere pellicola dopo pellicola, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti.

Un film che vale un 8,5 e che, salvo bizzarre combinazioni astrali, si ritroverà senz’altro in prima fila per qualche statuetta agli Academy Awards. 

Da non perdere.

Assolutamente.

Sonny Delvecchio, dicembre 2016 – Mozzafiato Copyright

Ufficio Stampa