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“PERCHE’ NO”, MOLTO SEMPLICEMENTE

Ovviamente il tutto esaurito. Non ci si poteva aspettare niente altro se non questo per una serata che vedeva sul palcoscenico uno degli ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione: il giornalista con la schiena dritta. Tale specie è così definita non tanto per questa presunta peculiarità ortopedica, quanto per la capacità e la volontà di raccontare i fatti per quel che sono, senza che siano inficiati da ordini o interessi “superiori”.

Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, è uno di questi, e ieri (30/11) è andato in scena al Teatro Nuovo di Milano, assieme a Giorgia Salari, per portare all’attenzione dei cittadini, che vogliono essere informati, le ragioni del NO per il prossimo referendum del 4 dicembre.

Il modus explicandi travagliano è sempre lo stesso: fatti e ironia sottile, la ricetta vincente per arrivare alle menti lucide. Questa sua innata capacità di fare giornalismo impreziosito dal sorriso conferisce al suo discorso un mordente ben più efficace di quello che può essere una mera elencazione di tutti i motivi per cui i cittadini italiani dovrebbero votare NO.

Dopo “Promemoria – Quindici anni di Storia d’Italia”, “Anestesia Totale”, “E’ Stato la Mafia” e “Slurp”, Travaglio si presenta al suo pubblico con il nuovo spettacolo “Perché NO” facendo il punto riguardo all’essenza di questa riforma costituzionale e di coloro che l’hanno partorita, i quali continuano incessantemente a millantare che semplificherà, snellirà e quindi migliorerà il nostro Paese. Peccato che nessuno di loro abbia spiegato che tali “migliorie” finiranno per creare una sorta di “premierato assoluto”, di cui noi italiani sin dai tempi di Ottaviano Augusto siamo portatori (in)sani.

La deriva autoritaria moderna non richiede più marce su Roma. Non siamo più negli anni ’20! In questo frangente storico, le marce si fanno sui tacchi e con mirabolanti giochi di parole, cavalli di battaglia della madrina di questa riforma, l’amabile Maria Elena Boschi, Meb per gli amici.giorgia-salari-marco-travaglio-2

Travaglio, dato che la ministra non ha mai acconsentito a un confronto pubblico col direttore del Fatto, con un geniale accorgimento la porta comunque sul palcoscenico, grazie alla frizzante interpretazione di Giorgia Salari, che veste i difficili panni di questa donna presa in trappola dalla sua paresi facciale e dall’indottrinamento renziano che, di fronte a normalissime domande, creano il panico all’interno del ginepraio cerebrale di questa toscana dalle poche idee, e parecchio confuse.

Travaglio simula il confronto con la ministra/attrice che altro non fa che recitare tutte le castronerie da lei raccontate o sparate in questi mesi in risposta a chi le faceva qualche domanda riguardo la riforma e le mirabolanti ragioni del Sì.

Terminato quello che idealmente sarebbe un secondo atto eschileo, Travaglio riprende il suo monologo riportando l’attenzione del pubblico su questa riforma,  che il ragionier Fantozzi avrebbe definito senza mezzi termini “una cagata pazzesca” per un semplicissimo motivo: non migliora affatto la nostra Costituzione, ma va solo a peggiorarla. Travaglio scava in profondità facendo affiorare tutti i punti controversi di questa “cosa” che neppure l’Azzeccagarbugli sarebbe stato in grado di concepire. Spiega punto per punto in che cosa consistono queste fantomatiche migliorie, specificando inoltre che questo ingente risparmio economico, millantato dai sostenitori del sì, ha la stessa portata di una scoreggia nel vento, dimostrandosi “molto semplicemente” (intercalare molto caro alla nostra Meb) una bufala di dimensioni elefantiache per infinocchiare i meno informati.

Al termine dello spettacolo, fra applausi scroscianti, l’augurio di Travaglio è che prima del 4 dicembre si riesca a far circolare le informazioni fornite sia da lui stesso sia dai molti comitati per il No, entrambi mobilitati in difesa della Costituzione e del nostro Paese che, al contrario di quello che vorrebbero farci credere Renzi & C, con la vittoria del No non cadrà certo nell’oblio.

“La conoscenza è potere” diceva Francis Bacon.

Speriamo, per una volta, di saperlo usare con cognizione di causa…

Sonny Delvecchio, novembre 2016 – © Mozzafiato

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