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Café Society

Woody Allen torna agli anni ’30, il periodo storico che afferma essere il suo preferito.

Su questo fondo storico e ambientale innesta una storia impostata su concetti basici: il primo amore confrontato con quello che la vita ti ha portato ad amare, le tradizioni della famiglia con le inevitabili connotazioni ebraiche, i riti ed i pericoli della società nella quale devi imparare a navigare ed un pizzico di nostalgia con più che una strizzatina d’occhio alle atmosfere di ‘Radio days’.cafesociety_2016_09-h_2016

Ne nasce un’opera dal ritmo straordinariamente frizzante, che rilancia l’attenzione dello spettatore  ogni volta che la tensione narrativa accenna a diminuire.

Una messa in scena ancora più impeccabile  di quanto ci ha abituati in tutti i suoi film, ambienti e attori perfetti fino all’ultima comparsa, un doppiaggio finalmente dai toni accuratamente calibrati, una colonna sonora strepitosa.

Woody è tornato ai suoi livelli migliori: cosa si può desiderare di più al cinema ?

Marco Massara, ottobre 2016   © Mozzafiato

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