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Reggio Emilia apre il CORE.

A fine giugno a Reggio Emilia,  esattamente a Palazzo Rocca Saporiti, si è tenuto un Corso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) di estremo interesse non solo per la classe Medica, rappresentata,tra gli altri,  ai massimi livelli, dal Pres. AIOM, Dott. Carmine Pinto, ma soprattutto per le ricadute importanti che tale dibattito, potrebbe e dovrebbe, auspicabilmente avere verso la pubblica utenza in generale e per gli utenti finali di questo delicato comparto, indirettamente e direttamente, coinvolti: le famiglie ed il malato.

In sala, due erano le categorie professionali presenti: mondo sanitario afferente all’ oncologia e giornalisti italiani ed esteri impegnati, professionalmente, a traferire al pubblico dei lettori, le informazioni sui temi attinenti alla salute umana ed alla ricerca, che quotidianamente giungono nei terminali delle redazioni.

Ora “La comunicazione medica” che si offre al pubblico, nella sua accezione più vasta, impone una responsabilità nello scrivere estremamente attenta alle conseguenze ed alle aspettative che si possono generare , e se questo è l’ovvio “Postulato” iniziale, quello successivo è la necessità di una sempre maggiore competenza da parte dei giornalisti che trattano questi temi che catalizzano l’attenzione dei lettori che, come si diceva un tempo, sono… di ogni ordine e grado.cORE 3

Ragionare di comunicazione e new media in una sede dal sapore antico e con un ciclo pittorico, di fine cinquecento, che, nella sala cubica,  incornicia sulle quattro pareti un magnifico soffitto a cassettoni, e vedere queste immagini, che certamente parlavano ai fortunati abitanti dell’edificio, attraverso rappresentazioni simboliche ed allegorie, proprio come una narrazione, grazie al bagaglio culturale degli artisti e degli eruditi abitanti, ci ricorda che la comunicazione, nelle sue più variegate accezioni, è cosa antica quanto l’uomo, anzi è parte della sua stessa sostanza.

La vita e la morte, e la barriera di sicurezza della medicina che oggi, sempre di più, offre certezze di miglior vita e speranze di cura anche nei capitoli ancora  molto dolorosi dell’oncologia e quindi come parlare ai pazienti ed alle famiglie che subiscono i traumi di un futuro di corto respiro per i loro cari?

Tema di grande responsabilità per gli effetti morali e materiali che possono mutare la qualità delle convivenze e la serenità delle famiglie, e che, spesso, a fronte di un presente dominato dal grigio, sperano o si illudono su un lancio di agenzia, amplificato da una testata, che annuncia una ricerca dagli esiti molto positivi per una malattia “seria”.

E da lì, via con i contatti, le ricerche su internet, quasi una rivincita sul medico che dice “Purtroppo…mi spiace” e quindi una luce  che dura solo il tempo di comprendere che il nostro corpo è macchina serissima e complicatissima, e che non si cura con le speranze della Rete ma solo con il costante lavoro, punto a punto, del corpo medico che avanza solo con “Scienza e coscienza” perché le illusioni vanno bene, forse, solo in amore…

Stesso discorso anche nell’ambito della ricerca e della farmacopea ove la curata comunicazione dell’innovazione in oncologia,  come ben ha sottolineato il Dott.Boano, General Manager della Novartis Oncology, assume un ruolo fondamentale di chiarezza verso il pubblico anche nell’illustrare la gestione farma-economica dei processi di ricerca e la successiva formazione dei costi, specie ora che si comincia a ragionare su farmaci personalizzati.

A tanta teoria di così approfondita qualità, grazie alla presenza di clinici di assoluto valore confrontatisi con i responsabili delle pagine della salute di Corriere della Sera, Repubblica, Time magazine, Kataweb, Donna Moderna, ha poi seguito una visita alla struttura  del CORE,  Centro oncoematologico di Reggio Emilia che ha permette di allocare, in un’unica struttura, le funzioni di ricerca e di assistenza oncologica di alta specialità.

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Direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera IRCCS, Antonella Messori.

La visita, guidata dalla direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera IRCCS,  Antonella Messori,  ha colpito profondamente per due ragioni: la prima su come sia nato il progetto e la seconda sulla qualità formale e sostanziale, quindi funzionale, di questa magnifica struttura.

Un investimento di 35 milioni di euro, non spesi bene ma benissimo, perchè tutto è stato concepito per la massima funzionalità. La prima cosa che si coglie, visitandolo, è la luce: tanta. Entra da finestre ampie, posizionate in camere e corridoi e si riflette sui colori delle pareti, sugli arredi, gioca con gli spazi da clinica privata costosa e quindi scopriamo che l’alta qualità delle cure e quindi delle speranze di futuro, unite ad un ambiente di qualità, possono crescere anche in una ASL, nel pieno rispetto della “Persona” del malato e della Sua Famiglia alla quale viene offerto un luogo “Amico” ove combattere il male.

Ed inoltre, questa struttura è stata condivisa, ancor prima di nascere, dalla cittadinanza che ha partecipato ad un sogno che divenuto realtà grazie  a 11,9 milioni di Stato e Regione, a 20,5 milioni dell’Azienda Ospedaliera, oltre a 2,6 milioni raccolti in città soprattutto dalla Fondazione Grade Onlus e Apro.

Quando si entra nel CORE,  si calpesta un pavimento con 299 gocce sparse: ognuna è stata numerata e corrisponde a una piastrella, formato 60×60, che è stata acquistata da cittadini e aziende che hanno creduto in questo progetto. Il numero corrisponde a una targa con il nome del donatore, collocata sulla parete adiacente.

Quindi 125 posti per 16.000 metri quadrati su sei piani per un modello clinico e assistenziale di avanguardia. Se questi sono i dati della sostanza, forte, dell’opera che con i suoi laboratori di ultimissima generazione, ed il personale sanitario preparato e motivato per essere all’avanguardia, si offrono alla fruizione ed alla speranza dei pazienti e delle loro famiglie, altrettanto bello e rispettoso del paziente e del suo stato, è l’accoglienza riservata.

Entrando si viene accolti da una magnifica scultura in vetroresina di Walter Guidobaldi, 170x80x50  centimetri, de “Il guardiano del faro” un gattone sornione….. in livrea marinara, e poi, piano dopo piano, 70 opere pittoriche, tutte donate dai cittadini, una più bella dell’altra (ne citiamo solo alcune)  con firme importanti…Picasso, Munch, Géricault, Fontanesi, Davoli,Gandini, Zavattini ……..e quindi una volontà di aiutare anche lo spirito con la bellezza e l’arte, poi un pianoforte a mezza coda, un altro dono di una prestigiosa Casa Musicale reggiana, , e biblioteche di prestito libri ad ogni piano, con possibilità di restituirli, una volta usciti, presso la  sede centrale della Biblioteca Municipale.

Infine per chi fatichi a dedicarsi alla lettura, è stato previsto un fitto calendario di volontari che si improvvisano attori e leggono le opere.

Partecipazione quindi a tutti i livelli, città e persone disponibili a condividere denaro, tempo, sorrisi, in un abbraccio solidale  con chi si trova a vivere sotto attacco.

Lo stesso abbraccio, formato da circa 400 persone tra personale ospedaliero e volontari, che hanno cinto la struttura come una catena umana accompagnati dalla sottile follia onirica della musica di “Otto e mezzo” di Federico Fellini…

Nel pomeriggio, sempre festa, ma formale, con il taglio del nastro alla presenza, del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano del Rio assieme alle altre autorità cittadine.

Ed ora via…al lavoro!

Narsete Iori, agosto 2016   © Mozzafiato

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