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DALLA CINA CON FURORE

È noto ormai anche ai sassi che a Milano le acque dei Navigli – che da sempre separano idealmente i tifosi della Beneamata dai Cacciaviti – stanno cambiando la loro essenza, senza però dismettere la loro connotazione cromatica.

Il mondo del calcio, e non solo quello, negli ultimi 30 anni ha intrapreso una strada che privilegia i ricchi, creando tanti piccoli Marchesi del Grillo che, grazie al denaro tintinnante, hanno costruito compagini mostruose, i cui esempi più eclatanti sono rappresentati da PSG e Manchester City.

L’Italia è rimasta indietro rispetto al resto dell’Europa che conta. Un tempo c’erano la Lazio di Cragnotti, la Juve pre Serie B, il Milan di Ancelotti e la leggendaria Inter del Triplete, squadre composte da autentiche icone del Calcio, costruite per vincere, non per partecipare.

Quell’epoca ha visto il suo apice e la sua fine nella conquista della Coppa del Mondo per Club da parte dell’Inter nel dicembre 2010. Da allora il sogno è finito, insieme al calcio nostrano. Premier League, Liga e perfino la Bundesliga nel corso degli anni sono diventati campionati ben più affascinanti della Serie A, sotto quasi tutti gli aspetti; in primis quello pecuniario, che ha permesso alle squadre di questi campionati di accaparrarsi i talenti migliori che ora non sognano più di militare nel campionato italiano. Una (discreta) parte del merito va all’ingresso nel mondo del Pallone di sceicchi, magnati russi e americani in cerca di fortuna, che con le loro vagonate di milioni di euro hanno fatto pendere l’ago della bilancia verso questi campionati.Inter

In Italia invece l’avvento di magnati stranieri che rianimassero il nostro calcio si è trasformato nel corso degli anni in una sorta di “aspettando Godot”. Questo stato crepuscolare del nostro calcio ha così dato vita allo strapotere della Juventus, dettato essenzialmente dal fatto che sia l’unica squadra (insieme all’Udinese) ad avere uno stadio di proprietà che conta, e non poco, in termini di bilancio e fatturato. Questo ha consentito ai bianconeri di gestire con più serenità le proprie spese, tanto da consentirle continui e importanti investimenti in ambito di mercato, in ultimo l’acquisto per 90 milioni di euro di Higuain dal Napoli.

In questo scenario di strapotere bianconero sono improvvisamente apparsi i cinesi, che hanno deciso di affrontare l’avventura: tentare di ribaltare le sorti del campionato italiano, acquisendo la maggioranza di entrambe le società milanesi, per riportarle allo splendore di pochi anni fa.

Per farlo occorrono quelli che il cantautore Mannarino definirebbe i “soldi pesanti”: per acquistare i migliori elementi in circolazione (affermati e non) servono soldi, ta-n-ti soldi, sia per strapparli alle squadre d’appartenenza sia per poterli trattenere per più di un paio di stagioni grazie a ingaggi faraonici. E tutto ciò dovrebbe far ben sperare i tifosi di entrambe le sponde del Naviglio.

Milan vendutoMa, nonostante ciò, questo Vento d’Oriente, per quanto indispensabile sia, sembra quasi che spazzi via o smorzi quella patina mistica di passione, emozioni, lacrime e urla e di ricordi legati al Calcio a cui eravamo affezionati, togliendo dalle pareti le ultime illusioni di un mondo che non fosse solo business, ma che avesse ancora una fortissima connotazione passionale e sentimentale.

Ma non drammatizziamo: il calcio è business da sempre e fare le verginelle scandalizzate nel 2016 fa quasi sorridere.

Bisogna essere realisti: in questa nuova Era del Pallone per restare a galla e provare a giocarsela con le grandi d’Europa ben vengano gli zii di Pechino, versione con gli occhi a mandorla di quello che una volta era lo zio d’America.

L’augurio dei tifosi (rossoneroazzuri e non solo) è che, in mezzo a tutti questi soldi, ci sia ancora spazio per un po’ di amore per la maglia.

Ma forse è questa la vera utopia in questo nuovo millennio…

 

Sonny Delvecchio, agosto 2016  – © Mozzafiato

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