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Una somma di piccole cose.

 

Recentemente sto ascoltando le canzoni dell’ultimo disco di Niccolò Fabi: “Una somma di piccole cose”. Il messaggio che emerge con intensità da questa produzione musicale è che solo facendo bene le piccole cose si può pensare a fare quelle grandi. Credo che, nella vicenda tragica dell’omicidio di Sara, questo pensiero ci possa aiutare.
Tutte le considerazioni lette ed ascoltate sull’ennesimo femminicidio sono vere e valide.
Ma si è dimenticata la pietra angolare: proporre una  strada per la soluzione.
Non mi riferisco alla parte della sanzione penale, già legge del nostro Paese, e neppure all’istituzione di nuovi  centri antiviolenza, o ad ipotetiche e troppo intellettuali forme di solidarietà di drappi rossi.
Ora bisogna ricominciare daccapo.
Da due semplici  e naturali atteggiamenti: il rispetto e l’insegnamento.
Noi uomini dovremmo ricominciare ad avere rispetto per tutte le donne, aprendo la porta per farle entrare in un bar, in un cinema, alzarci da dove siamo seduti in metropolitana, sul bus, in una sala d’attesa, per fare accomodare una donna incinta, una donna anziana o semplicemente una donna, invece di continuare a far finta di guardare il telefonino, come scusa per non cedere il posto, sperando che qualcuno lo faccia a nostro posto.
Da qui nasce la forma di relazionarsi con le donne, come in una supposta Scala di Maslow dei sentimenti.
Solo re-iniziando dal rispetto potremo poi apprezzarle, trovare dentro di noi spontaneamente i migliori modi di corteggiarle ed infine amarle, con la consapevolezza che tutto può cambiare nei sentimenti.
Inoltre l’insegnamento. Non mi riferisco solo a quello scolastico, ma a quello familiare.
Quante volte i litigi tra i genitori alla presenza dei bambini sono fonte di profondi turbamenti negli stessi bimbi.
E non parlo dei litigi nella loro forma più grave, fatti di violenza fisica, ma di quelli dove le forme di relazionarsi sono composte da indifferenza, egoismo, disinteresse.
Anche in questa situazione una Scala di Maslow dell’educazione potrebbe aiutarci.
Ri-partire da un sincero “Come stai?”, guardandosi negli occhi, da un “Come è andata oggi?”, fermandosi ad ascoltare con interesse, interagendo con il partner e magari facendo questo proprio alla presenza dei bambini.
Si, credo proprio che, ricominciando da una somma di piccole cose, potremo incamminarci verso una soluzione.

Baldassarre Aufiero, giugno 2016 – © Mozzafiato

Vivi e lascia vivere

 

Uccidere per amore è un ossimoro. Amare significa proteggere, condividere, essere dalla stessa parte.

Fare del male a ciò che si ama é travisare totalmente il concetto.

Si passa al semplice voler possedere qualcosa (non più qualcuno, poiché diventa un oggetto) e quando lo si perde, spesso per i propri errori, fa talmente male che piuttosto di lasciarlo andare lo si elimina.

E’ così che Sara, 22enne di Roma, è stata brutalmente uccisa da Vincenzo che l’ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco in un efferato e sconvolgente delitto. Non è questione che l’omicida fosse o non fosse un bravo ragazzo, come molti si chiedono, ma la questione è che lui, come gli altri assassini (e sono già 55 i delitti di coppia nel 2016), non accettava la fine di una storia, o meglio che lei potesse essere felice senza di lui.

Come evitare tutta questa violenza? Difficile trovare una soluzione, io da uomo posso dire che bisogna imparare sia ad accettare le sconfitte che a riconoscere i propri errori, ma soprattutto superare le delusioni d’amore ricordando solo ciò che di positivo e bello una storia ci ha lasciato.

Edoardo Colzani, maggio 2016 – © Mozzafiato

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