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L’urna vuota della politica italiana‏

Il dato dell’affluenza al primo turno delle elezioni amministrative 2016, due settimane fa, era stato del 60% scarso, precisamente del 59,94%, e già si era gridato allo scandalo.

Negli ultimi anni la frase “Ha vinto l’astensionismo” domina ormai tutti i telegiornali e i titoli dei quotidiani quando si parla di elezioni, quest’ultime non sono state un’eccezione.

E come tutte le volte che si è chiamati alle urne inizia la discussione sul diritto di voto, tra chi lo ritiene un dovere, chi un diritto, chi si sente in qualche modo obbligato a recarsi alle urne, chi cerca di convincere gli altri di questo, chi ritiene di dover andare a votare solo in caso individui un candidato convincente, chi semplicemente non si informa o non è interessato ad esprimere il proprio parere. Il risultato dell’affluenza, che con il ballottaggio di questa domenica è scesa al 50,54%, è qualcosa che deve essere preso in considerazione.

Certo, ci sono persone che non si interessano, a cui importa poco della politica. In linea di massima però questi gruppi di cittadini ci sarebbero dovuti essere anche nei decenni passati, perché non è da dimenticare che in Italia, negli anni ’50-’60-’70, l’affluenza si aggirava intorno al 93%, cifre record se si considera che il voto, a differenza di altri Stati come il Belgio, non è mai stato obbligatorio.

E se anche prendiamo in considerazione le elezioni notoriamente più importanti, alle ultime politiche del 2013 eravamo al 72% abbondante, oltre 20 punti percentuali in meno rispetto alle cifre di 30 anni prima.

Il problema c’è ed è serio: la politica italiana, vuoi per il mancato rinnovamento tanto professato negli ultimi anni, vuoi per la comparsa di partiti come il Movimento 5 Stelle che hanno messo in crisi il sistema partitico, vuoi per i numerosi scandali che si sono susseguiti, si susseguono tuttora e probabilmente si susseguiranno, ha perso appeal agli occhi dei cittadini.

O forse le cose stanno diversamente, forse stanno come disse con amara ironia il comico Corrado Guzzanti: “Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori!”. Forse.

Francesco Manzi, giugno 2015 – © Mozzafiato

ELEZIONI: NESSUNA VITTORIA, SOLO SCONFITTE

 

Da poco si sono concluse le votazioni decisive, i sindaci vincitori, però, dovrebbero aver poco da festeggiare e più da riflettere in quanto i recenti dati delle affluenze alle urne che si sono registrati sono allarmanti e scoraggianti, e di certo non si può parlare di vittorie ma solo di sconfitte.

Sono solo il 50,5% degli italiani aventi diritto al voto, che si sono recati a compiere il proprio dovere di cittadino nelle grandi città (in particolare il crollo più significativo si è registrato a Napoli con solo il 37,89% dei cittadini).

Ma perché poco più della metà della popolazione autoctona e non, ha deciso di esimersi da tale diritto? È triste vedere quanta indolenza e mancanza di fiducia c’è da parte dei cittadini in un gesto che dovrebbe servire per “cambiare le cose”.

La maggior parte della popolazione non ha più fiducia nel governo e non si sente rappresentato né tutelato da nessun movimento politico, che mirano più a beneficiare se stessi che i cittadini.

Il governo, quindi, dovrebbe allarmarsi e preoccuparsi dei dati emersi, soprattutto perché la maggior parte dei giovani tra la fascia di età dei 18 e i 25 anni non ha votato. Abbiamo chiesto ad alcuni di questi giovani perché hanno deciso di astenersi dal loro diritto.

Le risposte, per quelli che erano al corrente delle elezioni amministrative, dimostrano quanto disinteresse c’è tra i giovani al giorno d’oggi nei confronti della politica del proprio paese.

La maggior parte aveva altro da fare, cose banali e futili ma pur sempre più importanti, per loro, che “sprecare” il tempo in votazioni che in ogni caso non apporterebbero alcun beneficio nella loro vita.

Il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, non dovrebbe, di conseguenza, preoccuparsi per le presunte sconfitte personali che ha avuto con la “vittoria” del M5S, ma della grossa fetta di cittadini che ha deciso di non votare.

Votare è un diritto ed un dovere civico di ogni cittadino, al quale si rinuncia solo quando si perde la stima, la fiducia e la credibilità di chi sta ai vertici.

Questa è la vera e unica sconfitta.

Marianne Perez Lopez, giugno 2016 – © Mozzafiato

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