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IL LUPO VESTITO DA AGNELLO

Con un cast del calibro di: Giorgio Pasotti (nel cinico ruolo di Ferran), Antonello Fassari (nel ruolo del logorroico Enrique), Gigio Alberti (nel ruolo del conformista Carlos) e Fiorella Rubino (nel ruolo della determinatissima Mercedes), s’intuisce immediatamente che si assisterà ad uno spettacolo di alto livello, dato il lavoro e la professionalità di questi attori. La trama dal gusto contemporaneo, si snoda in un unico atto ed è interamente improntata sul lavoro psicologico che i quattro protagonisti dovranno affrontare, in quasi due ore di recitazione senza sosta.

Vediamo, fin da subito,  riuniti per una selezione gli ultimi candidati per l’ambitissimo posto di amministratore delegato di una multinazionale svedese, un colosso, chiamato: Dekia (il gioco di parole riferito all’Ikea è rigorosamente voluto). Il tutto si svolge all’interno di un ufficio dai toni freddi e dall’arredamento impersonale che contribuisce a rafforzare il senso di controllo e di pressione a cui i candidati saranno sottoposti. Per affrontare l’ultimo dei tre colloqui precedentemente subiti, a questi quattro personaggi viene richiesto di sostenere delle prove che arrivano tramite buste in momenti ben studiati. Le prove a cui devono far fronte cercano di metterli gli uni contro gli altri, per studiare le loro reazioni e capire fino in fondo chi si ha davanti, dato che: solo ciò che si conosce si può controllare.

Metodo 1Durante la competizione dei protagonisti per emergere ed ottenere ad ogni costo il posto di lavoro, la scena viene ripetutamente ribaltata; nulla è come sembra, tra di loro c’è un ipotetico infiltrato che appartiene all’ufficio del personale: una recita all’interno della recita. Il pubblico è continuamente coinvolto, man mano che la trama si complica; per lo spettatore, è sempre più difficile capire cosa e chi sia vero. Il tempo scorre tra risate, momenti di tensione e tra le ipotesi di possibili svolte.

Notevole la padronanza con cui gli attori riescono a passare immediatamente da uno stato emotivo all’altro: da una comicità confinante con l’isterismo a momenti di aggressione (non solo verbale) e tensione. Con questo elaboratissimo thriller psicologico, creato dal rinomato drammaturgo catalano: Jordi Galceran, con la regia di Lorenzo Lavia,

 L’autore ci pone davanti a fatti attuali che toccano tutti i lavoratori, e ci fa riflettere: su come la società sfrutti il potere lavorativo per sottoporci nel quotidiano a momenti di umiliazione, competizione, razzismo e pregiudizi, arrivando ad annullare del tutto qualunque forma di umanità all’interno dell’ambiente lavorativo. Una forte e cruda denuncia che nella fase finale dell’opera viene urlata (metaforicamente parlando), senza alcun giro di parole: “la società vuole solo un lupo vestito da agnello, e non viceversa”.

L’opera sarà presente al Teatro Manzoni fino al 22 maggio 2016.

Marianne Perez Lopez, maggio 2016 – © Mozzafiato

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