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Giulio Regeni

Si dice che se vai in quei paesi lì te la vai a cercare, si dice anche che non avrebbe dovuto spingersi oltre.

C’è un irrefrenabile desiderio di verità in alcuni di noi, che ci dà la forza di smuovere muri e barricate per sapere ciò, che nessuno ti dice davvero come sta.

Nell’epoca dei social, internet e youtube, dove ognuno può improvvisarsi giornalista documentando e scrivendo di ciò che gli succede attorno, la massa di informazioni è tanta e per certi argomenti è un bene; difatti tanti pareri diversi spezzettano la realtà in tante realtà, così l’informazione diventa forse confusa, ma democraticamente usufruibile.

Mi recai in Egitto nel 2012 e all’epoca i ragazzi egiziani andavano in giro con le camice della rivoluzione, fieri di ciò che era successo. L’Egitto era la speranza dell’inizio del processo di democratizzazione dei regimi dittatoriali del Medio Oriente.

Nel 2013 il golpe di stato e nell’agosto di quell’anno il massacro di piazza Rabi’a, descritto da Human Rights Watch come il “peggior omicidio di massa della storia moderna dell’Egitto” hanno forse messo una pietra sopra quel processo.

Giulio Regeni era uno studente all’Università di Cambridge approdato al Cairo per un dottorato in materie economiche. Si informava, aveva ottenuto contatti e parlava con sindacalisti e cittadini attivi politicamente. Probabilmente ha fatto delle domande scomode, a qualcuno non è piaciuto ed ora non c’è più. Facendo pressioni, probabilmente l’Egitto troverà un capro espiatorio a quello che si può definire come un omicidio di Stato. La democrazia è ancora lontana dall’essere attuata e gli interessi economici fanno sì che i poteri forti sovrastino l’intellighenzia politica.

La verità si trova solo scavando a fondo, ma mentre si scava vengono alla luce molte cose. Giulio era uno di quei curiosi che non si accontentano delle mezze verità o danno per scontato ciò che gli viene detto. Ce ne vorrebbero di più come lui a questo Mondo.

Edoardo Colzani, febbraio 2016 – Mozzafiato (Riproduzione riservata)

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