Home / CULTURA / IL BUON CAMMINO

IL BUON CAMMINO

PASSO PASSO

C’era una volta il “passo del camerier servente”, figura molto presente in tanti films in bianco e nero; passo servile, inconfondibile per i piedi buffamente divergenti.
Tale figura è ormai-per fortuna-relegata alla storia del costume, ma vi sono altri passi ed altre figure che s’impongono.
Fra i meno piacevoli v’è il passo da “dipendente che comanda” (cioè da ordinante in posizione di basso rango, da chi gode e si bea di una briciola di potere; insomma da sergente): è un passo cadenzato, enfatizzato, calcato, aggressivo quanto basta ma non disinvolto (proprio perché è più il potere che si subisce di quello che si esercita); anche qui i piedi sono divergenti ma non troppo, accompagnati da gambe e braccia larghe e ritmicamente mosse. Esempi? I capo-qualcosa: caponegozio, capomagazzino, caposala, caporeparto, capobarman…
giacometti-uomo-cammina

Giacometti – “L’Homme qui marche”

E il dipendente che non comanda? Beh, ha di solito un passo più apprezzabile: tranquillo e dimesso, familiare e pacato.

Migliorabile è anche il “passo del venditore in proprio”: appare deciso e potente, ma in realtà è fintamente servile, pretenziosamente-quasi leziosamente-riverente. È il passo ad esempio di rappresentanti ed agenti immobiliari, ma non di commessi e baristi, che vendono per altri.
Quanto al censo, curioso è il passo del povero: leggero e sollevato (anche per consumare poco le suole), diverso da quello del misero-cioè di chi ha abbandonato la speranza e la dignità di una vita “normale”-,che invece è trascinato e trasandato, come lui. Buffo è anche il passo dell’arricchito, che, strascicato e rumoroso com’è, riesce a fare due danni insieme: consumare le scarpe e farsi notare.
Diverso ancora è il passo del trafficone e del confusionario: disordinato, asimmetrico ed aritmico a velocità variabile; del pigro benestante adiposo: breve, lento e sempre stanco.
Veniamo ora ai passi pregevoli. 
Quello del manager: veloce e deciso ma mai arrogante; quello del professore: vellutato, avvolgente e rassicurante; quello del valente professionista: autorevole e dinamico; quello dell’amico sincero: morbido e sincronizzato al tuo; quello del topino: velocissimo, ritmico ma aggraziato; quello dello sportivo: forte, sicuro ed posturalmente corretto; quello da sfilata: elegante, provocante e sensuale; quello da Casanova: seducente, complice e cortese; quello da abbordatore stradale: variabile e modulato sulla conquista, un po’ invadente ma sempre educato; quello del montanaro: forte infallibile, un po’ lento ma mai stanco.
Queste sono ovviamente solo indicazioni generiche e medie, con tutti i difetti del caso.
Ognuno di noi ha il proprio passo, unico e distintivo, che ci identifica come e forse più delle impronte digitali; e che in aggiunta si vede anche da lontano. 
Quante volte abbiamo inizialmente individuato a distanza un conoscente proprio e solo per come camminava…

Il Conte, gennaio 2016 – © Mozzafiato (Riproduzione riservata)

admin