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Nel Grande Nord

Nel Grande Nord c’è un mosaico di luoghi fiabeschi, del quale noi abbiamo visitato tre tessere e mezzo. San Pietroburgo, Helsinki, Peterhoff e la minuscola isola di Soumenlinna, al largo della capitale finlandese, a cui si è aggiunta Vienna in extremis. Non sappiamo come e perché ci è venuto di pensare a queste mete per la nostra estate, e come si sa il solo vagheggiare sui posti, poi esplorarli sulla carta permettendo al nostro spirito di affezionarsi ad essi, è già un modo per salpare.

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“I marciapiedi parlano” (Lara Ferrari)

La Russia comincia a essere viaggio a terra, da una immagine di Google aperta per caso sulla piazza d’Inverno, dalla canzone di Franco Battiato che apre su 30 gradi sotto zero, da un’amicizia bulgara, che ha vissuto nella Federazione e ci informa su usi, costumi, arte e storia locale, ma ancor di più sull’essere umano russo. Sulla durezza di un popolo, mitizzata e reale.

Ai miei versi scritti così presto,

che nemmeno sapevo d’esser poeta,

scaturiti come zampilli di fontana,

come scintille dai razzi. (… …)

(Marina Cvetaeva, maggio 1913)

Dopo il bagno di bellezza della Venezia del Nord, posso dire che tutte queste voci erano vere e hanno contribuito a formare il mio mosaico personale di ricordi, quello che vado percorrendo oggi, incastonando le pietre preziose – Palazzo d’Inverno, Ermitage, Cattedrale di Sant’Isacco, Museo Russo, la Neva… – in un tessuto urbano, architettonico, esistenziale e ambientale che non ha eguali, per quel che mi riguarda, e che rendono San Pietroburgo un diamante splendente, in una nazione che già possiede il suo Anello d’oro.

Sasha lo incontriamo a bordo… Studente di restauro,sta tornando a casa da Vienna, dove ha fatto vacanze artistiche. Si siede al mio posto, quello del finestrino, così lo invito ad alzarsi. Scoprirò poi che stare lì accanto lo avrebbe rassicurato contro gli attacchi d’ansia di cui è preda al decollo e all’atterraggio.

Sasha ci dà tutte le dritte su San Pietroburgo: devi andare a Peterhoff, non andate a Novgorod. E poi, perché Novgorod? Chissà… suggerimenti da Lonely Planet… Scopriamo che ha una morosa che sa cinque lingue e pure lui non scherza e a casa lo aspetta la gatta Matilda. Camicia a scacchi rossa, occhialoni. E’ lui il primo impatto con il Paese Russia.

Dall’aereo. Password del viaggio, per me, sarà la luce. Sorvoliamo la città di Pietro il Grande – a proposito, San Pietrobrgo, che ci ha riempito con la sua cultura e storia, eppure così giovane. Fondata appena nel 1703 e una luce argentea, cosparsa da un cherubino giocherellone, la pervade in ogni angolazione. Il panorama lascia senza fiato, ma ancor di più l’effetto di un cielo che si specchia perfettamente con il territorio sottostante. Sono colori freddi, argento, grigio chiaro, blu in tutte le varianti, ma riempiono il cuore. Conficcati come pali d’acciaio sulle quattro isole, che dalla nostra distanza paiono più isolotti del Risiko, ecco i palazzi residenziali, uguali, vicini e alieni. Lo spazio esplorato dal cosmonauta Yuri Gagarin ha un suo distaccamento anche sulla Terra.

Dalle piazze fatali di Leningrado o forse dai campi smemorati del Lete

m’hai inviato il ristoro dei filari verdi, lungo i recinti,

e con tappeti d’astri asiatici hai ricoperto la mia tetraggine.

(Anna Achmàtova)

 San Nicola del mare. Luogo di culto. E del cuore mio. Attendo che la città mi entri nelle vene per decidermi ad andare. Siamo nella Sennaya, quartiere della città sud, dotato di una piazza omonima che è una cittadella e nella quale mi perdo. Tentiamo un ingresso non lecito, dalla parte sbagliata della metro, per chiedere dove sono le toilette, ma la bigliettaia, più simile a una poliziotta nella sua divisa stretta blu navy, con un bel cravattone su cui è riportato il simbolo dell’infrastruttura (è vero, le stazioni del metrò sono da vedere) dice ‘Niet’ con la faccia.

Saint Petersburg - San Pietroburgo - Gennaio 2010 - inverno - Mariinsky Theatre - teatro Mariinsky - interni

Teatro Mariinsky

Andiamo avanti. Andiamo verso il quadrilatero glorioso. Dopo un incrocio di canali e lungofiumi – alcuni dei più suggestivi di tutta Saint Petersburg si trovano qui – lo intravedo svettante e opulento: il Kirov. Oggi ha riacquistato il nome originario di Teatro Mariinsky, un’eccellenza assoluta mondiale per il balletto classico  e per l’opera. Il direttore artistico ValeryGeorgiev ne garantisce la continuità di programmazione all’insgena di una grandissima qualità. E’ un mio mito da adolescente il Kirov. Pur non avendo mai studiato danza per evidenti motivi fisici, ma la leggenda, diciamo pure aura, che lo circonda mi hanno sedotta. E dura tuttora. Qui è nato VaslavNijinsky, e già questo… Come non bastasse da questo luogo simbolo della cultura russa provengono Marius Petipa e George Balanchine (il ‘traditore’, che ha alleggerito e popolarizzato i balletti russi a favore del pubblico americano). Al Kirov debbono la loro fama Nurejev, Baryschnikov e l’immensa Agrippina Vaganova.

Da questo teatro il cui auditorium gareggia in maestosità con i suoi esterni, escono i primi ballerini del Bolshoi. Solo il manifesto appeso a mezz’aria sul fiume, che annunciava il 233° cartellone del Mariinsky mi ha emozionato. Incontenibile, altero, l’unica maniera per avvicinarmici è stato dissacrarlo un po’, sovrapponendomici in una foto buffa, quasi una sagoma da ritagliare.

San Nicola

Cattedrale di San Nicola

San Nicola è nei pressi, proseguendo accanto al fiume Krjukov. Prendiamo un ingresso secondario, dal quale scorgiamo alcune devote – i volti della comunità russa, donne, vecchi, bambini, donne col rosario, quasi una categoria a parte… sono tra gli aspetti che più mi sono rimasti dentro – e un monaco nel caratteristico abito grigio chiaro, mentre una messa è in corso. Il vederla così, di lato, con le colonne bianche prominenti sul fondo di un azzurro delicato e materico, mi colpisce come e più che se l’avessi guardata davanti, in tutta la sua straordinaria bellezza. San Nicola protegge viaggiatori e marinai ed è il mio edificio di culto preferito della città. Che già vanta lo splendido Sant’Isacco! Azzurra, sormontata da una cupola d’oro e tre torrette a cipollotto – o a cono gelato, come le chiamo io – è un approdo confortante e materno. Dal quale non vorrei staccarmi. E’ il 15 di agosto e sul ponticello che collega questo scenario ai mercati generali c’è una band locale che suona. Tutti vestiti di bianco, voce maschile, un contrabbasso e famiglie tutt’intorno, con espressioni di quieta serenità.

Ci sono due modi di vivere:

camminare sulla terraferma

lavorando a ciò che si ritiene giusto e rispettabile-

e in tal modo misurare, soppesare, prevedere.

Ma si può anche camminare sulle acque,

e allora non ti è più consentito misurare e prevedere:

solo credere incessantemente è necessario.

Un istante di incredulità- e cominci ad affondare.

(Mat’MaarijaSkobzova, Dal Diario 31 agosto 1934)

Palazzo Yusupof. Il palazzo dove morì Rasputin. L’ingresso è politburocrat-buro puro. Veniamo rimbalzati dalla biglietteria alla cauzione obbligatoria per l’audioguida – chi è con me è restìo a questi mezzi didascalici – e non si capisce l’entrata quale sia. O siamo noi a non capirla. Certo, se non fossimo entrati ci saremmo persi il sontuoso ma tutto sommato piccolo (negli occhi fresco è quello del Palazzo d’Inverno…) scalone d’onore; gli appartamenti principeschi su tre piani, che vantano un soggiorno o big rotunda che avrebbe lasciato senza fiato Canova. C’è pure un Canova autentico, in un salone rettangolare poco più avanti, dopo i parleurblu (che mirabile composizione), verde e rosa. Non mancano Rembrandt ed esempi di arte italiana dell’epoca. La cosa che mi ha colpito di più è il teatro barocco: una bomboniera per pochissimi posti dove si tenevano rappresentazioni di prosa e balletto. Ci siamo seduti in platea, non certo da soli, ma l’esclusività che si respira è reale. Il posto è pervaso di una enigmaticità unica. Qui è stato ucciso un uomo in circostanze ‘ancora’ tutte da chiarire. Ma che rimarranno per ovvi motivi misteriose.

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Fëdor Dostoevskij

Manifesti in cirillico. Com’è leggere il nome di Tom Cruise in cirillico? Sul momento non è che avessi ben compreso. Credevo fossero reclame di profumi. Invece, è bastato un piccolo sforzo e… ecco che Mission Impossible 5 mi è apparso nella sua versione russa, così pure Irrational Man di Woody Allen, con Emma Stone e Joaquin Phoenix, pure loro nelle sembianze cirilliche. Perché l’industria cinematografica cambia l’estetica della campagna pubblicitaria a seconda del Paese di destinazione del film. E in Russia, ragazzi, si piomba in un’altra dimensione.

La casa di Dostoevskij. E’ qui, a ovest della Prospettiva Nevskij, nel quartiere abitato da ceceni dove di turisti se ne vedono pochi, che sorge in un angolo la casa di Fëdor. Una casa d’angolo, tenera e attraversata dal fantasma del suo proprietario in modo tangibile, negli arredi, negli armadi, tanto che potrebbe uscirne da un momento all’altro. Qui ho avuto la mia implosione, qui sono scoppiata in lacrime davanti a un cavalluccio a dondolo. Nell’atrio una voce guida illustra le tappe fondamentali della sua fragile eppure appagante vita. Ero un uomo di lettere, severo con se stesso, mai sazio di conoscenza, tenero con i bambini. E’ l’autore di Demoni. E di un manipolo di capolavori che ad altre nazioni ne basterebbe la metà di uno soltanto.

 

PETERHOFF. Nella reggia voluta da Pietro il Grande sulle rive del golfo di Finlandia noi …non siamo mai entrati. Ma l’abbiamo esplorata in tutti i dintorni, catturandone la grandiosità in foto, immortalandoci in pose zarinesche. E’ circondata di fontane – i russi sono maestri in questo tipo di arte e sanno a chi affidare il disegno architettonico – parchi la cui vastità non è misurabile e labirinti di vegetazione lussureggiante. Ma avevamo un biglietto di entrata, che non consentiva l’uscita (!) – misteri insondabili della logistica russa – così abbiamo avuto un incontro ravvicinato con due guardiane russe non proprio polite e conciliante. Ho pensato: anche questo è viaggiare.

IMG_7024Le babushke, le vatusse e le normali. Parliamo di donne. Io? Davvero?!? Sì perché ne ho viste di tutti i colori e di tutte le fogge. Con l’onestà di chi sa vedere nelle proprie simili mito e verità. Le valchirie esistono. E abitano sulla Terra. Non ne ho viste in quantità industriale come sostengono i maschi, ma quelle che ho visto… eh. Pelle diafana, altezza dal metro e 77 in su, capelli rossi fulvi oppure biondi, come raggi di sole. Occhi grigio chiari o azzurri. La moltitudine è normale. Beninteso, alla russa.

Poi ci sono le babushke. Una razza a parte di tatoneagée dolci come il viso di una matrioska e ruvide come ti aspetti che sia una contadina siberiana. Non so se ho reso l’idea… nella foto, splendido esemplare di babushka pregiata: una guida del museo di Stato Ermitage.

In mezzo a tanta bellezza spavalda e barocca, da poterne regalare ad altre città sprovviste, ‘lo spuntino’ mangereccio e turistico è stata Helsinki. In dettaglio, il bistrot del porto. Così come San Pietr è la città con tutto, Helsinki è la città senza. E’ come se l’Onnipotente si fosse divertito a inondarla di luce a tal punto da doverne poi edificare mura che la riflettessero. Sui prati, sui viali. Spuntino vero e proprio è stato invece la fetta di pane nero con sopra salmone affumicato. Leccornia rara. Genuina.

Il pisolino dopo tante gite e itinerari ce lo ha insegnato una bambina nipponica, sull’isola di Soumenlinna. Esausta e desiderosa di chupachupa – desiderio rimasto inappagato – ha praticato lo sciopero del turista sul selciato di ciottoli al sole, davanti all’attracco dei traghetti. Una grande.

 

Lara Ferrari, ottobre 2015 – © Mozzafiato (Riproduzione riservata)

Foto di copertina di Lara Ferrari – © Mozzafiato (Riproduzione riservata)

 

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