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Children Park – Expo 2015

Balza agli occhi subito. Il sito del Children Park, per il visitatore di EXPO 2015, è un unicum. Non un “semplice” padiglione legato a una sola nazione, ma un percorso, di scoperta e incontro, dedicato all’infanzia. E’ il villaggio dei bambini. Di tutti quelli che dal 1° maggio al 31 ottobre stanno visitando  l’esposizione universale con le loro famiglie. E siamo appena a metà strada. Gestito dalla Direzione Centrale Educazione Istruzione settore Scuole Paritarie e Case Vacanza del Comune di Milano, in collaborazione con D.O.C. s.c.s. Cooperativa torinese di progettazione educativa, il parco si sviluppa in un percorso progettato da Reggio Children, che offre esperienze multisensoriali sul tema Energia per la Vita – Nutrire il Pianeta, coinvolgendo bambini e genitori, scuole e gruppi con i loro accompagnatori con approcci e linguaggi diversi.

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Dottoressa Claudia Giudici.

Campane aromatiche, Goccia a goccia, Dal micro al macrocosmo, La piazzetta del parco, Il pulsare della vita, la Pesca dei messaggi planetari e l’Orto gigante gli exhibit che riempiono l’area tematica, provati da chi scrive in visita guidata. Per saperne di più abbiamo incontrato la dottoressa Claudia Giudici, Presidente Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia di Reggio Emilia. Eccellenze assolute, punto di riferimento e pellegrinaggio costante di delegazioni americane, australiane e asiatiche, che fanno tappa al centro Loris Malaguzzi di Reggio.

Dottoressa, a quali principi vi siete ispirati e come li avete realizzati nel Children Park?

Il modello è l’esperienza dei nidi e delle scuole d’infanzia del Comune di Reggio. Dove è centrale l’idea di un bimbo capace e competente, nel porsi e elaborare domande di fronte al mondo che lo circonda, Un mondo in cui incontra altri bambini e altri adulti, che lo sollecitano a nuove esperienze e curiosità. I bambini, poi, sono particolarmente sensibili a un pensiero ecologico e all’ambiente in cui vivono.

Abbiamo progettato il C. P., quest’area un po’ naturale e un po’ artificiale, cercando di proporre loro esperienze attraverso le quali si interrogassero sul Pianeta. Senza consegnare risposte, o risposte univoche, ma una molteplicità di esse, e la possibilità di approfondimenti.

Vediamo otto exhibit, otto grandi atelier in cui i bambini fra realtà e immaginazione possono apprendere l’importanza dell’acqua e della relazione con altri esseri viventi, come gli alberi, o il viaggiare nel regno vegetale dal micro al macrocosmo, ascoltare la voce degli animali, osservare i micro-organismi. Ma anche capire l’energia. Sviluppare le proprie capacità olfattive, annusando aromi e spezie e imparando a conoscerli di fuori, in modo diverso e più empatico. Il Park è inserito in un contesto multiculturale, in cui si incontrano bambini e adulti provenienti da Paesi differenti. Dev’essere quindi luogo che favorisce e incrementa le relazioni fra persone che non si conoscono.

Altro aspetto importante, che sta a premessa. Considerando il bambino e l’essere umano un essere relazionale, tutte le esperienze costruite e progettate hanno come punto essenziale il valore della relazione. Ogni esperienza è amplificata, quindi assume un significato cognitivo ed emotivo maggiore, se la si fa con altri. Sotto le campane odorose, ad esempio, se siamo in di più, si sente molto più odorato! Se siamo in tanti a raccogliere le gocce d’acqua, la nebulizzazione che si crea alla fine, sarà più estesa e bella.

Le bilance, il pesarsi, il riscontro del nostro peso con quello degli altri esseri viventi creeranno delle corrispondenze con chi ci circonda.

La stessa orchestra a pedali ha un congegno che connette l’acqua- valore fondamentale per la crescita dei cittadini -alla composizione sonora, per cui gli effetti prodotti dall’acqua e dalla musica sono amplificati. Ritenevamo importante riportare questi valori nel Parco, in una modalità di fruizione che prevede tempi molto rapidi.

C36Al di là dell’aspetto ludico, percepite un reale interesse dei bambini nel capire come funziona il ciclo vitale?

I risultati che noi abbiamo riscontrato nella fase di progettazione, bisognava tradurli dal vivo e vedere cosa accadeva! Ebbene, il riscontro c’è stato: un apprendimento divertito! Niente succede senza gioia. Dalle domande che fanno, i bambini strappano significati. Questo per noi è stato un elemento importante e di grande conforto rispetto a ciò che ci eravamo prefissati e che poi effettivamente si è verificato.

Chi del team di Reggio Children ha realizzato il parco?

Il team di R. C. è composto da pedagogisti, atelieristi, grafici e varie competenze in ambito comunicativo, che sono entrate in relazione con la parte di architettura e design, affidata allo studio ZPZ Partners. È stato qui con noi Stefano Maffei per il design dei servizi. Insieme era importante costruire un progetto che per i flussi che doveva accogliere, garantisse la sostenibilità di un’esperienza che rimanesse significativa per le persone che vi avrebbero partecipato, ma al contempo non generasse problemi di gestione, in un’area che ha una sua dimensione.

Perciò l’équipe composta da R.C. Poi vi è una curatrice, Sabina Cantarelli, fra le fondatrici di Milano Museo dei bambini, che con noi ha sviluppato il progetto.

Parliamo dei servizi igienici? Un fiore all’occhiello del Park.

Sì, volentieri. Di solito, quando si progettano luoghi pubblici, comprese le scuole, viene dedicata pochissima attenzione ai servizi. Invece secondo noi sono importanti, soprattutto nei luoghi pubblici. Perciò abbiamo voluto testimoniare questa cura data alle famiglie e ai bambini anche qui. Perché essi non sono ‘altro’, dal luogo in cui si è, parlano lo stesso linguaggio dello spazio nel quale si fa esperienza. E c’è una relazione simbolica e reale con questo periscopio (presente all’interno delle toilettes) che permette di avere una prospettiva inconsueta sull’esterno.

Pensato per ri-comporre questa frattura che talvolta si crea fra lo spazio dove si apprende e i servizi igienici.

Una parte importante dei servizi e di tutto il Children Park è la comunicazione dove diamo visibilità e intelligenza rispettosa all’universo specifico dei bambini. Il Parco è popolato dagli animali speciali, disegnati negli atelier dai bambini delle scuole di Reggio. La segnaletica delle toilettes sono le grafiche realizzate dai bimbi, che vengono interpretate dall’adulto con grande rispetto, nel segno di un equilibrio molto delicato, che caratterizza da sempre la nostra esperienza pedagogica, e che abbiamo voluto riportare lì.

C’è sempre questo rispetto nei confronti delle grafiche dei bambini, come loro tratto distintivo, del modo di conoscere proprio dei bimbi. I più piccoli sono naturalmente ciclici. C’è una ciclicità della vita che loro posseggono.

Mi viene in mente il sipario realizzato dai fanciulli del Diana per il teatro Ariosto di Reggio, ‘L’anello delle trasformazioni’, in cui ogni essere vivente, che sia una cavalletta, pianta o fiore, produce una trasformazione di se stesso che genera l’essere successivo. Noi abbiamo preso quelle grafiche dei bambini facendole diventare le rappresentazioni che comunicano il senso del Children Park.

La grafica del nostro sipario ritorna anche nei video che abbiamo girato, proprio per riconsegnare l’universo espressivo dei bambini, attraverso il quale loro guardano il mondo. E che a nostro avviso interpreta il messaggio di EXPO 2015. Di questa grande ciclicità.Ch

Il Park fa da raccordo fra decumano e padiglioni. Com’è stato inserito nella mappa di EXPO?

Ci è stato affidato da Expo, dicendoci che avremmo dovuto progettare un parco all’aperto, in quell’area verde, che è come la pinna di un pesce. Avevamo quindi un vincolo progettuale e la presenza dell’acqua, a creare un percorso definito, nel quale siamo riusciti a trovare la dimensione di ciclicità, che si è espressa nei rocchetti, tutti in legno e tondi. Sono loro a definire gli spazi, per dare un’identità alle esperienze e per proteggere, in 6 mesi di Expo, da una variabilità meteorologica significativa.

I bimbi che frequentano il parco, tutti i bimbi, sono gli adulti di domani. Quelli che erediteranno la Terra. Dove collocate il Park nel loro arco esperienziale?

I bambini che sono i cittadini di oggi e del futuro avranno una responsabilità importante nel garantire il nostro Pianeta, molto maltrattato e bistrattato. Nel villaggio, questo concetto ha trovato una sua sintesi nell’exhibit dei messaggi planetari.

Ai bimbi piace comunicare, nei modi più diversi. Da qui l’invito a tutti loro ma anche agli adulti di scrivere un messaggio per il Pianeta. Scrivere nei modi che gli sono propri, iconici, grafici.

Con anche lì il senso di responsabilità che ritorna, di sé verso il mondo e verso gli altri. Ognuno pesca una pallina, raccoglie un messaggio che qualcun’altro, bambino o adulto, ha scritto, lo tiene, ma al contempo ha la responsabilità di scriverne uno lui e quindi di rilanciare la pallina in questa grande catena di messaggi planetari. I veicoli in cui viaggia la pallina sono i più disparati, tasche, borse, mani, zaini.

Trovo che questa sia la sintesi del messaggio che il progetto ha avuto.

Aggiungo che abbiamo dedicato un sito ai messaggi planetari. Un invito rivolto a tutti, dopo il primo patrimonio di messaggi prodotto dalle scuole di Reggio, ma anche dalle scuole del network internazionale di Reggio Children.

Qui al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, inoltre, abbiamo realizzato un atelier in più, dopo il Raggio di luce e gli altri, proprio sui messaggi planetari, tipologia di comunicazione che usiamo moltissimo anche nei nostri Study group.

Ovviamente non è dotato di “posta pneumatica” (sorride), come invece avviene a Expo, con tutti il procedimento della pallina che viene sparata per aria e il ritorno nel circolo.

 

Lara Ferrari, agosto 2015 – Mozzafiato Copyright

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