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‘A morte ‘o ssaje ched”e?… è una livella

Federico-Patellani-Milano-1948-Totò

Totò (Foto di Federico Patellani) 1948.

Il grande Totò diceva: “nnanze a’ mortè simme tuttì ugualì”, beh forse non è proprio così.

Inizio dicendo che i morti vanno rispettati, ma non sono riuscito a rimanere indifferente nel vedere le scene sontuose durante il funerale di Vittorio Casamonica.

Comprendo a pieno le tante persone, che come me sono rimaste senza parole, stiamo parlando di uno dei tanti ormai manifesti di degrado di questa capitale e dell’Italia tutta, specchio di una criminalità, ormai  molte volte, in simbiosi con la politica.

Non metto in discussione, il pieno diritto di una famiglia a celebrare il funerale di un suo caro, ma ci troviamo davanti una evidente strumentalizzazione di un rito, che quasi va a rafforzare la posizione di religiosità falsata da parte di una famiglia criminale.

Cavalli, canzoni, elicotteri e poi quel poster incredibile: “Adesso conquisterai il cielo” beh che cinismo!

Tutti sono sempre pronti ad essere portatori di “anti-mafia” e “scomunicare” i mafiosi e i loro complici, ma poi chi davvero fa qualcosa?

Abbiamo degli splendidi esempi, che hanno accompagnato la lotta alla mafia e criminalità nel nostro paese,da un prete di periferia come don Puglisi, ai magistrati Falcone e Borsellino, a semplici cittadini o commercianti, che si sono opposti al giogo del “pizzo”.

Ma noi li innalziamo a degli “eroi”. Questo è il nostro errore. Loro non si sentivano tali, ma solo chiamati a compiere il loro dovere per il “bene comune”.

Solo quando comprenderemo questo concetto e lo porremo in atto, come un semplice atteggiamento quotidiano, probabilmente inizierà una nuova cultura, quella che merita la nostra nazione e i tanti cittadini onesti.

 

Baldassarre Aufiero, agosto 2015 –  © Mozzafiato (Riproduzione riservata)

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