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C’ERA UNA VOLTA UN LOGARITMO

C’era una volta un logaritmo, piccino piccino, un brutto mostriciattolo così minuscolo e sconosciuto da starsene nascosto nell’abisso dell’infinità negativa.

Poi venne scoperto; piacque subito; e-quindi-crebbe e crebbe sempre più. “Vedrai, da grande piacerai e diventerai positivo come gli altri” gli dicevano i compagni; e lui si impegnò così tanto che grande divenne in un battibaleno. Si affacciò al livello del mare, si abbellì alla luce del sole e già lì vide i suoi colleghi operatori ben più in alto di lui; vide svettare fattoriali ed esponenziali, galoppare potenze e persino progressioni lineari. All’inizio ebbe qualche piccolo successo e qualche minuscola rivincita, peraltro transitoria, su alcuni algoritmi più deboli, inversi o anomali. ‘Questa difficoltà sarà perché sono appena arrivato’, pensò; ‘se mi impegno tanto anch’io arriverò in alto’ disse fra sé e sé. Così continuò a crescere; per la verità non tornò mai più ad affogare nella negatività, ma si accorgeva che, a differenza del passato, cresceva sì, ma sempre di meno: i risultati non erano affatto proporzionali agli sforzi fatti, anzi lo erano molto poco, mentre gli altri crescevano senza fatica alcuna.Log1
Provò a cambiare la base su cui operava: ne aveva una grande e comoda, decimale; così passò ad una più piccola e scomoda, naturale. Ebbe sì qualche beneficio, ma di lieve entità; la struttura della propria crescita non cambiava perché siffatto era il proprio paradigma. ‘Se ne prendo una ancora più piccola non avrò gran miglioramenti ma solo più complicazioni; una meno che unitaria sarebbe controproducente. Senza base non posso lavorare; con una negativa ottengo esiti addirittura anomali,discontinui. Non riesco a fare di meglio’, rifletteva sconsolato.
 E pensare che quello lassù è mio cugino, abbiamo la stessa genia e potremmo trasformarci l’uno nell’altro, volendo; che progressione esponenziale ha avuto..e pensare che è partito piccolissimo, infinitesimo, però già positivo; non ha conosciuto i reconditi siti della profondità negativa’, pensò. E si rassegnò.
“Non preoccuparti, anche tu diventerai infinitamente grande” gli dicevano tutti in continuazione; ed avevano ragione. Peccato che sarebbe stato destinato a diventarlo infinitamente dopo di loro e comunque a rimanere di loro infinitamente più piccolo.
Si consolò pensando di esser cresciuto onestamente secondo la propria natura (ma era una magra soddisfazione) e di esser rimasto molto piccolo poiché molto prezioso e molto forte (ma era un autocompiacimento lenitivo: ci credeva solo lui, forse con qualche raro e importante amico fidato).
DUNQUE, se nasci logaritmo puoi arrivare a galleggiare, ma non avrai mai neanche lontanamente il successo neppure di una parabola.

Il Conte, giugno 2015 – Mozzafiato Copyright

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