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Morti su morti

Ecco l’ennesima e “ahimè” sicuramente non ultima strage nel canale di Sicilia, l’ennesima che colpisce queste numerosissime persone disperate alla ricerca di una speranza di vita migliore, in fuga dalla povertà, dalle guerre e dagli orrori, ma che contemporaneamente aggiungono disperazione all’ormai precaria situazione del nostro paese.
Questa volta le proporzioni del disastro sono davvero sconvolgenti, si contano circa settecento morti tra uomini, donne e bambini,bambino-nero-di-spalla-200
Delle volte non è facile trovar parole di fronte a tali barbarie; pensare che un numero così elevato di VITE UMANE si siano spente così tragicamente in mare lascia davvero senza parole; ma si può trarre facilmente una conclusione, non si tratta più di una semplice emergenza umanitaria ma bensì di un’emergenza nazionale e più!
Inoltre, come sempre del resto, dopo tali notizie si scatenano le numerose parole di quei politici ormai chiaramente falsi ipocriti che a loro volta tentano solo di strumentalizzare qualsiasi tragedia per ottenere un minimo in più di visibilità.
Le parole del Presidente della Repubblica Mattarella, del Presidente del Consiglio Renzi ed infine della Presidentessa della Camera Boldrini raffigurano un governo che non è capace di gestire la situazione.
Poi è doveroso ricordare le dichiarazioni insensate ed assurde della  Daniela Santanchè, che molto facilmente propone di affondare tutti i barconi pronti a partire, senza dare invece una proposta seria e concreta per risolvere o almeno diminuire il problema.
La soluzione non è facile da trovare, ovviamente la nostra nazione non è preparata ad ospitare un numero così elevato di persone, molti però prima di trarre conclusioni affrettate dovrebbero cercare di modificare il proprio pensiero e non associare molto facilmente l’immigrato ad un delinquente, e quindi una persona da far “fuori”.

Enrico Maggio, aprile 2015 – Mozzafiato Copyright

 

Un barcone rovesciato a largo delle coste libiche. Uno dei tanti.

Il numero esatto non si saprà mai, ma si sa che è la più grave tragedia nel Mediterraneo da quando sono iniziati i flussi migratori dall’Africa per l’Europa. Tante, troppe volte ho sentito usare la parola immigrato in modo dispregiativo. In Italia ad esempio c’è la piaga dei clandestini.

Da milanese, fra università e lavoro ho conosciuto tantissimi immigrati però non avevano la pelle nera e gli stracci; erano come me perché erano italiani come me, che si sono spostati dal loro paese per bisogno. E ne conosco altrettanti che emigrano: Australia ed Inghilterra sono le mete principali. Siamo un popolo di migranti e molti dei nostri avi l’hanno usata una barca per andare dall’altra parte dell’oceano.

Migranti-canale-di-Sicilia-722x445Eppure i nostri politicanti propongono cose come rispedire indietro le barche o non farli partire, comuni cittadini scrivono frasi ingiuriose e razziste sui social network e qualche povero disperato morto annegato nel canale di Sicilia non è certo una notizia da prima pagina.  Stavolta però con un numero che supera le 700 vite spezzate, non si può girare la testa dall’altra parte. Bisogna trovare una soluzione, bisogna aiutarli. Perché se scappano, se di là c’è la guerra e la carestia è anche colpa nostra, del nostro ego e dei nostri “aiuti” con i caccia bombardieri.

Ecco, per favore, non inventatevi un’altra guerra per aiutarli. Abbattete solo quella barriera che poco a poco si è creata nel Mediterraneo, guardate con gli occhi, i vostri, non quelli degli altri, ciò che succede dall’altra parte del mare.  Comprendete le immani tragedie di quelle popolazioni. Fatelo, il prima possibile.

E fate un mea culpa sincero per aver solo pensato che quei morti in fin dei conti valgono meno di altri.

 

Edoardo Colzani, aprile 2015 – Mozzafiato Copyright

 

Ci stupiamo e gridiamo allo scandalo per la morte di 700 persone nel mare che divide la fame dell’Africa dalla crisi economica dell’Europa. Ma dovremo sapere che questi morti sono semplicemente l’effetto della nostra vergognosa accettazione di migliaia di bambini che muoiono di fame quotidianamente nel continente africano.

cumbre-mundial-fao-1996-fidel-castro-03Fidel Castro, di cui non sono un seguace politico, diceva nel lontano 1996 al Summit della FAO, nella nostra splendida capitale, queste testuali parole:

“Signor Presidente, Signor Direttore Generale della FAO, Eccellenze: 

La fame, inseparabile compagna dei poveri, è figlia della diseguale distribuzione delle ricchezze e delle ingiustizie di questo mondo. I ricchi non conoscono la fame…Quali cure di mercurocromo applicheremo perché entro 20 anni ci siano 400 milioni invece che 800 milioni di affamati? Questi traguardi sono, solo per la loro modestia, una VERGOGNA. Se 35mila persone muoiono di fame ogni giorno, di cui la metà sono bambini, perché nei paesi sviluppati si sradicano oliveti, si sacrificano allevamenti e si pagano cifre altissime perché la terra non produca? Se il mondo, a ragione,  si commuove  quando  accadono incidenti, catastrofi naturali o sociali che uccidono centinaia o migliaia di persone, perché non si commuove alla stessa maniera di fronte a questo genocidio che si svolge quotidianamente di fronte ai nostri occhi? Sono il capitalismo, il neoliberismo, le leggi di un mercato selvaggio, il debito estero, il sottosviluppo, lo scambio diseguale, quelli che uccidono così tante persone nel mondo. Perché ogni anno si  investono 700mila milioni di dollari in spese militari e non si investe una parte di queste risorse per combattere la fame, impedire il deterioramento dei suoli, la desertificazione e la deforestazione di milioni di ettari ogni anno, il riscaldamento dell’atmosfera, l’effetto serra che aumenta i cicloni…Le acque si contaminano, l’atmosfera si avvelena, la natura viene distrutta”. 

Ecco oggi queste parole risultano “segni precursori” a cui non abbiamo dato ascolto. Speriamo siano di monito a tutti, nessuno escluso. Soprattutto queste parole, siano foriere di vere riflessioni (non quelle unicamente commerciali) per l’evento di Expo 2015 alla cui apertura ufficiale mancano solo poche ore.

 

Baldassarre Aufiero, aprile 2015 – Mozzafiato Copyright

 

Ufficio Stampa